L’appuntamento con la FED per il mese di novembre è arrivato mercoledì scorso e ha deluso profondamente i mercati; dopo un’apparente reazione positiva sulla conferma delle aspettative di rialzo di 75 punti base, il mercato è piombato nel pessimismo più totale e il dollaro ha rialzato la testa, riportando volatilità e nervosismo per tutti gli asset, soprattutto nei titoli tecnologici.
Il driver più importante dei mercati, in questo momento è rappresentato sicuramente dalle decisioni sul costo del denaro. In realtà il vero protagonista di mercoledì non è stata la decisione presa in merito al livello dei tassi, ma il discorso del presidente della FED che ha introdotto argomentazioni e prospettive ancora più restrittive del previsto. Il motivo di questa maniacale attenzione alle parole di Powell, è da ricercare nelle aspettative sulle future mosse strategiche della Banca Centrale americana.

Il ciclo dell’economia reale e dei mercati finanziari è strettamente legato alle future decisioni di politica monetaria, e sia il tempo che le modalità di applicazione di queste politiche, determineranno effetti sulla produzione, sulla domanda di beni e servizi, sulla salute delle imprese e sul benessere delle famiglie, sul mercato del lavoro e sull’inflazione. Tutte queste conseguenze si rifletteranno a livello globale e soprattutto in Europa, dove per inflazione e condizioni economiche soffriamo più degli Stati Uniti le conseguenze di questa politica restrittiva.
Insomma il discorso del Presidente FED è un pò come una sfera di cristallo, in cui è possibile intravedere il futuro in maniera neanche troppo velata. Prospettive e importanti indicazioni sulle attuali condizioni e sui risultati ottenuti, costituiscono il cuore del discorso. Dalle parole di Powell si generano aspettative, proiezioni sui probabili scenari futuri, ma soprattutto sulle variabili e sulle intenzioni che determinano e determineranno le future mosse della Banca Centrale Americana.

Dunque occhi puntati sul Banco, che è in grado di influenzare l’economia globale, e che in questo momento è diretto verso un periodo di aggiustamento “doloroso” ma purtroppo doveroso per riportare l’inflazione alla normalità.
Riporto alcuni dei punti più significativi dello speech di Powell, che aiutano a comprendere la strada percorsa, fornendo indicazioni riguardanti le future azioni della Banca Centrale americana. L’obiettivo è quello di leggere fra le righe, le intenzioni strategiche della FED e le variabili da attenzionare che determineranno l’adeguamento della politica monetaria nei prossimi mesi. La strada verso il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione al 2% è ancora lunga, tortuosa e in salita……
“I miei colleghi ed io siamo fortemente impegnati a riportare l’inflazione al nostro obiettivo del due per cento. La stabilità dei prezzi è responsabilità della Federal Reserve e funge da fondamento della nostra economia. Senza stabilità dei prezzi l’economia non funziona per nessuno. Stiamo spostando di proposito la nostra posizione politica a un livello sufficientemente restrittivo da riportare l’inflazione al due per cento. Il ripristino della stabilità dei prezzi richiederà probabilmente il mantenimento di una politica restrittiva per qualche tempo.”
In questa parte introduttiva viene messa in evidenza la “Mission” della FED, che persegue l’obiettivo di mantenere la stabilità dei prezzi, attraverso la politica monetaria. L’eccezionale condizione inflazionistica che stiamo vivendo, richiede un intervento restrittivo prolungato, che purtroppo costituirà un freno alla crescita e un periodo difficile per imprese, famiglie e mercati finanziari.
“La crescita della spesa per consumi è rallentata rispetto al rapido ritmo dello scorso anno, in parte riflettendo il calo del reddito disponibile reale e le condizioni finanziarie più restrittive.
L’attività nel settore immobiliare si è notevolmente indebolita, in gran parte a causa dell’aumento dei tassi ipotecari.
Anche i tassi di interesse più elevati e la più lenta crescita della produzione sembrano pesare sugli investimenti fissi delle imprese.
Nonostante il rallentamento della crescita, il mercato del lavoro resta estremamente teso, con il tasso di disoccupazione ai minimi da 50 anni, le offerte di lavoro ancora molto elevate e la crescita salariale elevata.
Sebbene le offerte di lavoro siano scese al di sotto dei livelli massimi e il ritmo di acquisizione di posti di lavoro sia rallentato rispetto all’inizio dell’anno, il mercato del lavoro continua a essere sbilanciato.
Con una domanda che supera sostanzialmente l’offerta di lavoratori disponibili.
E i recenti dati sull’inflazione sono tornati ancora una volta superiori alle attese. Le pressioni sui prezzi rimangono evidenti in un’ampia gamma di beni e servizi. La guerra della Russia contro l’Ucraina ha aumentato i prezzi di energia e cibo e ha creato ulteriori pressioni al rialzo sull’inflazione.
Nonostante l’inflazione elevata, le aspettative di inflazione a più lungo termine sembrano rimanere ben ancorate.
Ma questo non è motivo di compiacimento. Più a lungo continua l’attuale ondata di alta inflazione, maggiori sono le possibilità che le aspettative di una maggiore inflazione si rafforzino.”
In questa parte c’è una rassegna delle variabili e notizie più importanti nell’attuale scenario macroeconomico. Questi concetti costituiscono il fondamento e il punto di partenza, con il quale verranno in seguito motivate le intenzioni sulle future mosse della Banca Centrale. Tra le variabili macroeconomiche enunciate meritano particolare attenzione:
- Il mercato del lavoro, che nonostante tutto, resta ancora molto forte e questo di sicuro non aiuta a ridurre la domanda, di conseguenza neanche l’inflazione.
- Gli ultimi dati sull’inflazione hanno disatteso in modo fortemente negativo le aspettative. Dunque una situazione che peggiora nei dati rilevati, ma che sorprende positivamente sulle aspettative future. L’inflazione attesa infatti resta ben impostata entro i livelli desiderabili. Ma su questa evidenza Powell invita a non “indugiare” visto che l’inflazione attuale è pesantemente sopra il livello obiettivo. Il consolidamento di un’inflazione elevata è in grado nel tempo di influire negativamente anche sulle aspettative di quella futura.

“Nella riunione odierna il comitato ha innalzato di 75 punti base l’obiettivo del tasso sui fondi federali e stiamo continuando il processo di riduzione significativa delle dimensioni del nostro bilancio, che svolge un ruolo importante nel rafforzare la posizione della politica monetaria.
Con l’azione di oggi abbiamo aumentato i tassi di interesse di 3,75 punti percentuali quest’anno. Prevediamo che ulteriori aumenti saranno appropriati per raggiungere un orientamento di politica monetaria sufficientemente restrittivo da riportare l’inflazione al due per cento nel tempo.
Tuttavia, ci vorrà del tempo prima che tutti gli effetti della restrizione monetaria si realizzino, soprattutto sull’inflazione.
Prenderemo in considerazione l’inasprimento cumulativo della politica monetaria e il ritardo con cui la politica monetaria influisce sull’attività economica e sull’inflazione.
Ad un certo punto, come ho detto nelle ultime due conferenze stampa, diventerà opportuno rallentare il ritmo dei rialzi man mano che ci avviciniamo al livello dei tassi di interesse, sufficientemente restrittivo da portare l’inflazione al nostro obiettivo del due per cento.
C’è una significativa incertezza intorno a quel livello dei tassi di interesse, anche se abbiamo ancora molta strada da fare e i dati in arrivo dal nostro ultimo incontro suggeriscono che
il livello finale dei tassi di interesse sarà più alto di quanto previsto in precedenza.
Le nostre decisioni dipenderanno dalla totalità dei dati in uscita e dalle loro implicazioni per le prospettive dell’attività economica e dell’inflazione.
Il nostro obiettivo principale è utilizzare i nostri strumenti per riportare l’inflazione al nostro obiettivo del due percento. E per mantenere ben ancorate le aspettative di inflazione a lungo termine. È probabile che la riduzione dell’inflazione richieda un periodo prolungato di crescita debole e un certo peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro.
Il record storico metteva fortemente in guardia contro un allentamento prematuro della politica, continueremo a seguire la rotta fino a quando il lavoro non sarà terminato.”
E’ proprio nell’epilogo del discorso di Powell, che si concentrano le indicazioni in grado di determinare il mood pessimista dei mercati finanziari. Come da programma, ulteriori aumenti dei tassi saranno necessari. La politica monetaria sarà guidata dai dati in uscita (inflazione, mercato del lavoro in primis), tenendo conto del lag temporale tra politiche messe in campo ed effetti sull’economia reale.

Viene ribadita l’intenzione di rallentare gli aumenti dei tassi, man mano che sarà raggiunto il tasso d’interesse in grado di portare l’inflazione al 2%.
Ecco il punto a sorpresa che ha sconvolto le aspettative……….
Il livello finale dei tassi d’interesse sarà più elevato di quanto fino ad ora previsto, si andrà oltre il 4,5%. Detto in altri termini: la politica sarà più restrittiva di quanto fino ad ora programmato, dando priorità all’obiettivo di contenimento inflazionistico, nonostante questo abbia costi in termini di crescita e disoccupazione. Tradotto in uno slogan “Combattere l’inflazione prima, poi tutto il resto”.
Insomma di vedere la luce in fondo al tunnel per ora neanche a parlarne. Si naviga a vista, con forte determinazione verso il raggiungimento dell’obiettivo, costi quel che costi.