Stiamo assistendo in questi giorni ai ripetuti blocchi del GRA di Roma, ad opera degli “Ambientalisti”, una corrente denominata “ATTIVISTI DI ULTIMA GENERAZIONE”. Questi gruppi, manifestano pacificamente con striscioni e slogan “No Gas – No Carbone”, ponendo grande attenzione al CAMBIAMENTO CLIMATICO e alle gravi conseguenze ambientali che stiamo subendo.

L’emergenza del “cambiamento climatico” è l’annoso problema che ci portiamo avanti da fin troppo tempo, e la natura con i suoi fenomeni estremi ci sta presentando il conto sempre più salato. “RIDURRE LE EMISSIONI DERIVANTI DA MOBILITA’ E INDUSTRIA”, è il mantra dei governi da oltre 30 anni. Lo strumento necessario per fermare questa disastrosa situazione, è costituito principalmente dal ricorso a fonti di produzione energetica alternative, le cosiddette “fonti rinnovabili”, al fine di abbandonare definitivamente i combustibili fossili tradizionali. Attualmente le tecnologie che ricorrono alle fonti rinnovabili, sono disponibili, ma non ancora sufficientemente e ampiamente diffuse. L’energia solare e il vento, costituiscono fonti naturali illimitatamente disponibili in natura, ma le tecnologie e gli strumenti necessarie per la produzione energetica da queste fonti, non sarebbero esenti da problematiche di IMPATTO AMBIENTALE, SOSTENIBILITA’ e INCLUSIONE. Nel proseguo dell’articolo vedremo perchè.

Oramai è sempre più spinta la propaganda relativa alla necessità di abbandonare le fonti energetiche tradizionali (petrolio, gas e carbone), senza prendere in considerazione un graduale periodo di transizione (a parere di alcuni indispensabile). In questo contesto si esaltano i vantaggi delle rinnovabili, ma non esiste un’ adeguata informazione sulle problematiche che riguardano le tecnologie strumentali alla produzione da fonti rinnovabili. Si sta diffondendo una corrente ideologica sostenuta principalmente da interessi economici, che spingerebbero verso un cambiamento repentino, portato avanti in nome dell’EMERGENZA AMBIENTALE. Ma questa emergenza e soprattutto i danni irreversibili provocati al Pianeta e al clima, erano già noti ben oltre 20 anni fa, eppure poco o niente è stato fatto dai governi a cominciare dalla fine degli anni ’90, quando fu messo in campo il “PROTOCOLLO DI KYOTO”.

A Kyoto, nel 1997, è stato stipulato un accordo internazionale sul clima, a cui hanno partecipato oltre 180 paesi, con l’intento di ridurre le emissioni di gas serra. Una collaborazione tra i vari Paesi industrializzati per avviare un’azione congiunta di contrasto ai cambiamenti climatici.
La ratifica di questo accordo vincolava gli Stati industrializzati a salvaguardare la salute ambientale del Pianeta riducendo le emissioni di gas serra. Bella l’iniziativa, peccato che molti stati non hanno aderito o non lo hanno ratificato.
Tra i grandi assenti:
- Gli Stati Uniti, che hanno aderito inizialmente senza però ratificare l’accordo (responsabili di oltre il 36% delle emissioni globali).
- Cina, India, Brasile, sebbene abbiano aderito, non sono state obbligate a rispettare il trattato, poiché considerate in via di sviluppo.
Tenendo presente il peso di questi Paesi, è facile capire come gli sforzi degli stati dell’Unione Europea che hanno effettivamente ridotto le emissioni, siano come un bicchiere di acqua nel mare.
L’ATTIVISMO DILAGANTE DEGLI ULTIMI ANNI
Simbolo dell’attivismo green Europeo, di questi anni, è Greta Thumberg, la studentessa svedese che si schiera a favore dello SVILUPPO SOSTENIBILE. Il suo movimento chiede ai governi di intervenire per FERMARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO. Il nobile e onorevole intento della Thumberg, dimostra attenzione al pianeta e altruismo per le future generazioni, ma il progetto da avviare le azioni a favore di un pianeta più pulito e degno di essere lasciato ai nostri figli, sarebbe dovuto partire già qualche decennio fa.

Tante sono le manifestazioni e le iniziative, di questa ragazza armata di buone intenzioni e tanta forza di volontà. Il 16 Aprile 2019 parla alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, invitando i politici a prendere decisioni nette e rapide per contrastare il cambiamento climatico. Il giorno successivo ottiene un colloquio con Papa Francesco a San Pietro. Insomma riesce a far “rumore” e a far sentire la sua voce, tanto che le sue idee diventano ispirazione ed esempio per altri movimenti ambientalisti, diffusi ora in tutta Europa. Rientra tra questi movimenti il gruppo dei GIOVANI DI ULTIMA GENERAZIONE.
Le richieste di questo gruppo al Governo Italiano si possono così sintetizzare:
- Interrompere la riapertura delle centrali a carbone dismesse.
- Cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale.
- Procedere ad un incremento di energia solare ed eolica di almeno 20 GW nell’anno corrente. Creando occupazione nel settore delle rinnovabili.
Il tutto finalizzato alla salvaguardia dell’ambiente per la conservazione delle risorse a favore del benessere delle future generazioni.
Anche qui nobile l’intento, notevole l’impegno, ma nella realtà bisogna fare i conti con la complessità che implica il radicale cambiamento dovuto alle rinnovabili. Tante sono le problematiche da affrontare con un nuovo assetto di produzione energetica.
L’impatto del cambiamento comporta molteplici effetti: sociali, strutturali, economici, geo-politici e chiaramente di impatto ambientale.
Cominciamo col prendere in esame i problemi di casa nostra, che contrastano profondamente con le RICHIESTE AMBIENTALISTE.
La Guerra in Ucraina ci sta profondamente danneggiando. Primo ostacolo fra tutti è il taglio del 50% della fornitura di GAS Russo da parte di Gazprom.
L’attuale strategia è quella di cercare fonti alternative e incrementare le attuali scorte, per prevenire un eventuale GRAVE DEFICIT derivante dal rischio probabile di un’eventuale chiusura totale. La CHIUSURA DEL GAS RUSSO avrebbe disastrose ricadute sulla nostra economia. Cercare fonti di approvvigionamento alternative richiederebbe tempo (alcuni mesi) e purtroppo i potenziali paesi fornitori, non avrebbero l’equilibrio socio – politico sufficiente per garantirci una fornitura continua e costante. La strada delle fonti di fornitura alternative esplorata da Draghi, potrebbe essere disponibile dal 2024, con i seguenti Paesi:
Congo – Angola – Mozambico – Nigeria – Medio Oriente –
Nel medio periodo potremmo “metterci una pezza”, ma nell’immediato?
Con la “chiusura definitiva dei rubinetti” durante il prossimo autunno, scatterebbe l’allarme rosso, e quali sarebbero le conseguenze e i possibili rimedi?
- Saremmo costretti a ricorrere al RAZIONAMENTO DEL GAS per gli utenti industriali selezionati. Con la conseguenza che andremmo incontro alla chiusura di molte imprese. Questa situazione comporterebbe una grave recessione per l’Italia.
- Una possibile soluzione paventata proprio dai gruppi ambientalisti, è la riapertura delle centrali elettriche a carbone.

In Italia sarebbero 7 queste centrali e sono così dislocate:
- 2 in Sardegna – le altre in
– Liguria – Veneto – Friuli Venezia Giulia – Lazio – Puglia –
Enel ne gestirebbe 5, A2A 1 e un’altra EP Produzione.
A questo punto sorge spontanea una domanda: come risolverebbero nell’immediato questo problema GLI ATTIVISTI DI ULTIMA GENERAZIONE? Con le pale eoliche e i pannelli solari?
E il tempo per fare questi impianti dove lo troviamo?
Insomma già quegli slogan ci sembrano utopistici, ma aggiungiamo altra “carne al fuoco” con la decisione di queste ultime settimane del Parlamento Europeo.
L’IMPERATIVO CATEGORICO SULLA MOBILITA’ ELETTRICA DELL’UE
MOBILITA’ A EMISSIONI ZERO ENTRO 13 ANNI. IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA LO STOP DELLA VENDITA DI AUTO NUOVE A MOTORE A BENZINA, DIESEL E GPL.

Una decisione drastica quella dell’Unione Europea, che boccia definitivamente la più ragionevole e moderata soluzione del 90% proposta da alcuni. Sarebbe stato opportuno ridurre le emissioni in modo graduale tenendo conto della realtà economica che stiamo vivendo. Il mercato è in forte calo e sono necessarie misure sociali per TUTELARE I LAVORATORI INTERESSATI ALLA TRANSIZIONE ENERGETICA.
Insomma eliminare definitivamente e in modo così repentino il motore endotermico, è un durissimo colpo al settore “automotive”. Con questa decisione i Parlamentari Europei, dimostrano di non prendere minimamente in considerazione l’importanza strategica ed economica del settore automobilistico all’interno dei Paesi dell’Unione. Il tutto a favore della non ragionevolezza, che favorirebbe in primis la Cina, leader nella produzione di batterie per auto elettriche. L’industria dell’auto europea, non avrebbe neanche il tempo di adeguarsi alla produzione delle auto elettriche, secondo le urgenti necessità ambientali, volute ad ogni costo, a scapito di migliaia di lavoratori Europei.
Mettere a repentaglio la filiera dell’auto Italiana ed Europea, in nome del bene del pianeta, dunque, dopo che per 20 anni non si è fatto poco o nulla per ridurre i gas serra.
All’improvviso diventano tutti ambientalisti? No, c’è sicuramente qualche interesse economico sotto ed è rappresentato dal nuovo affare del secolo: la mobilità elettrica.
Il nocciolo della questione è come sempre esclusivamente legato a interessi politici e soprattutto economici. Cerchiamo di capire meglio come la Cina possa uscire vincente da questo contesto.
La batteria di un’auto elettrica, è il cuore dell’auto, pesa circa 500 kg e costituisce il componente più costoso, poiché costituito di minerali e metalli, di cui alcuni preziosi e al momento disponibili in quantità limitata.
L’elettrificazione della mobilità richiede ingenti investimenti nell’industria mineraria, per la produzione delle batterie, ma anche per gli strumenti di produzione e distribuzione dell’energia: parchi eolici, pannelli solari e colonnine di ricarica elettriche. Verrebbe così spostata l’attenzione economica mondiale dall’estrazione di petrolio all’estrazione di metalli e altre risorse minerarie strumentali all’elettrificazione della mobilità:
LITIO – NICHEL – GRAFITE – MANGANESE – RAME – ARGENTO – COBALTO sono alcuni dei minerali richiesti dalla TRANSIZIONE GREEN. La Cina sta preparando il terreno per assicurarsi il monopolio nell’approvvigionamento di queste materie prime.
Quali sono i paesi fornitori di queste materie prime? Chi ha il controllo di questi mercati?
INCLUSIONE E SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE DEL MONDO GREEN
Prendiamo un esempio per tutti, uno degli elementi più importanti e al momento non sostituibili per la costruzione delle batterie elettriche è IL COBALTO (presente per circa 10KG nelle batterie delle automobili).

Il maggiore produttore mondiale di cobalto al mondo è il CONGO, con il 53% della produzione mondiale. Un paese tristemente noto per lo SCARSO RISPETTO DEI DIRITTI UMANI, in ottimi rapporti diplomatici con la CINA che fin dagli inizi del ‘900 si è dimostrata sostenitore dello sviluppo con aiuti finanziari e la costruzione di molte infrastrutture. Il sostegno dimostrato dalla Cina, non è solidarietà, ma lungimiranza e interesse per la notevole ricchezza di materie prime di cui è ricco il Congo. Insomma definiamolo colonialismo o corsa all’approvvigionamento del “petrolio del futuro”, rappresentato dalle “terre rare” ossia i minerali necessari per la mobilità e la produzione di energia 2.0.
La posizione predominante della Cina sulla produzione di batterie, è stata costruita in questi anni proprio sul monopolio dell’approvvigionamento delle materie prime strumentali alla produzione di energia derivante da fonti rinnovabili. Questo scenario fornisce alla Cina un indubbio vantaggio nella produzione di auto elettriche, ora e in futuro.

PRODUZIONE BATTERIE CINESI
Riprendiamo in considerazione i valori di INCLUSIONE e SOSTENIBILITA’. Chiediamoci se un Paese come la “REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO” possa garantire il RISPETTO DEI DIRITTI UMANI. Le guerre interne, le numerose etnie sempre in conflitto, l’instabilità politica, sono da sempre terreno fertile per il mancato rispetto dei diritti umani:
- Sfruttamento del lavoro minorile
- Traffico di esseri umani
- Violenza sulle donne
Più della metà della produzione delle materie prime dell’elettrificazione, avviene in CONDIZIONI NON ETICAMENTE RESPONSABILI, e figuriamoci se si tiene conto della sicurezza sul lavoro e del rispetto dell’ambiente.
Alto grado di incidenti, malattie e sfruttamento di minori potrebbero aumentare in modo esponenziale (in questi paesi martoriati dallo sfruttamento delle multinazionali) soprattutto se si continua a spingere fortemente verso la richiesta forsennata di queste materie prime.
Si stima che agli attuali tassi di sviluppo si avranno a breve notevoli SQUILIBRI TRA DOMANDA E OFFERTA DI COBALTO.

LO SFRUTTAMENTO INDISCRIMINATO DEL COBALTO, COME DI ALTRI MINERALI, NECESSARI PER IL NUOVO ASSETTO ENERGETICO, PUO’ ESSERE CONSIDERATO DESIDERABILE ALL’INTERNO DI UN QUADRO DI SVILUPPO SOSTENIBILE?
LE GENERAZIONI FUTURE AVRANNO SUFFICIENTI MATERIE PRIME PER SOSTENERE UNA ECONOMIA GREEN, CON LE ATTUALI TECNOLOGIE?
Secondo gli esperti, nei prossimi anni l’attuale CAPACITA’ PRODUTTIVA MONDIALE DELLE MINIERE DI COBALTO NON SARA’ IN GRADO DI TENERE IL PASSO DELLA DOMANDA.
Gli altri Paesi produttori di cobalto sono:
Russia – Australia – Filippine – Cuba – Madagascar – Papua Nuova Guinea – Canada – Sudafrica – Marocco.
Alcune case automobilistiche, tra cui BMW e WOLKSVAGEN, stanno stringendo accordi per assicurarsi approvvigionamenti da Paesi Eticamente più corretti del Congo.
Insomma vogliamo veramente una economia green a zero emissioni, che comporti danni ambientali, sociali, culturali, economici, a danno di nazioni povere?
I parchi eolici insieme ai pannelli solari, siamo sicuri che non abbiano alcun impatto ambientale?
Di sicuro il loro smaltimento avrà un determinato impatto, anche se molto dipenderà dalle scelte di riciclo dei materiali, legate soprattutto ai ritorni in termini economici. E non solo, se pensiamo alle pale eoliche, per cui in Italia è necessario richiedere una VIA, molti sono gli elementi di cui tenere conto. Primo fra tutti c’è il deturpamento ambientale e paesaggistico; in secondo luogo sono stati riscontrati effetti sulla salute umana derivanti dall’inquinamento elettromagnetico e acustico generati dalla turbina. Per cui queste installazioni devono avvenire ad una certa distanza dai centri abitati. Poi ci sono rischi per la fauna aviaria, soprattutto nelle fasi di migrazione, con possibili ricadute sull’intero ecosistema. Per non parlare poi dell’insostenibile fabbisogno di materie prime minerarie, per cui si ricorre allo sfruttamento della forza lavoro in paesi “poco democratici” .
Di argomentazioni in merito alle criticità delle fonti rinnovabili e della tanto desiderata mobilità elettrica ce ne sono, ma si preferisce non parlarne, evidenziandone esclusivamente i pregi.
Abbiamo finto di non vedere i segnali che il pianeta ci ha inviato negli ultimi decenni, e ora vogliamo recuperare il terreno perso, in poco tempo, con la “bacchetta magica green” nel nome di un mondo più giusto e sostenibile. Di tempo ne abbiamo avuto, ma non abbiamo colto l’occasione, per invertire la rotta del cambiamento climatico. Purtroppo si è innescato il meccanismo naturale che ci sta portando a constatare disastri e squilibri ambientali sempre più diffusi, gravi e frequenti. Tutto questo sarà difficile e forse impossibile da cambiare, soprattutto se continuano a prevalere altri fini.
La moda del momento è “TRANSIZIONE ECOLOGICA” e non per il bene del pianeta, ma per gli interessi di qualcuno.