L’inflazione è ormai il tema ricorrente in economia e nei mercati finanziari; tutto gira intorno a questo fenomeno e ne sentiremo parlare ancora per un po’ di tempo. E’ un problema che coinvolge tutti noi consumatori e imprese, ma come al solito non è un fenomeno che colpisce tutti allo stesso modo e se abbiamo dei risparmi investiti o da investire, con le giuste strategie potremmo in parte neutralizzare gli effetti negativi dell’aumento straordinario dei prezzi di questo periodo storico.
In due articoli ho già affrontato questo tema, visto che nell’ottica della differenziazione, è opportuno inserire in portafoglio più asset class:
Protagonista di questo articolo è il mercato azionario. Anche se può sembrare a livello emotivo il comparto più penalizzato, e quindi percepito come “meno sicuro”, l’equity rappresenta indubbiamente una categoria di asset interessante in questo momento, ma bisogna fare alcune considerazioni, che ci permetto di scegliere le società meno penalizzate dall’attuale ciclo, e che nel tempo possano assicurarci ritorni economici soddisfacenti in termini di apprezzamento del titolo e di dividendi.
Possiamo quindi introdurre due parole d’ordine fondamentali nella composizione del nostro portafoglio:
- DIVRSIFICAZIONE: è un consiglio sempreverde che fattualmente ci permette di ridurre il rischio complessivo del portafoglio.
- SELEZIONE: all’interno delle classi di investimento, è opportuno concentrarsi sugli strumenti più idonei alle nostre esigenze di investitori, e soprattutto più performanti in conformità al contesto e al ciclo economico che stiamo vivendo.

Diversificare
In tema di selezione viene in mente lo “lo stock picking” dell’investitore per antonomasia Warren Buffet; i suoi must in termini di investitore di successo possono essere così sintetizzati:
- Acquisto di società a basso costo e alta qualità. In termini finanziari gli indicatori più rilevanti riguardano l’indebitamento, la bassa volatilità degli utili e infine margini elevati.
- Il successo dell’investimento nel suo complesso, deriva da una strategia che funzioni. Quindi torna il tema della pianificazione, in cui siano chiari gli obiettivi, si abbia conoscenza degli strumenti e delle caratteristiche degli asset in cui si destina il proprio denaro. Il tempo e l’attenzione ai mercati ci consentiranno poi di raccogliere i frutti derivanti dalle scelte effettuate opportunamente col giusto timing.
- Una ferrea disciplina, che nell’investimento (come nel trading), consentano sempre di mantenere la giusta rotta, senza mai cedere alle emozioni e alla leva finanziari.

WARREN BUFFETT
LE AZIONI rappresentano un ottimo strumento di protezione dall’inflazione, se scelte in maniera adeguata. Vediamo come.
Innanzitutto nei periodi caratterizzati da alta inflazione, bisogna orientare le proprie scelte d’investimento su quelle società che sono in grado di:
- Ottenere ampi margini di profitto.
- Imporre la propria presenza sul mercato: si tratta di aziende altamente competitive con un importante “market share”.
Queste aziende costituiscono un ottimo rifugio per gli investitori in contesti inflattivi, inquanto sono in grado di adeguare nel breve periodo i prezzi dei propri prodotti o servizi, incorporando la svalutazione del denaro, derivante dalla congiuntura economica.
Il problema dell’aumento dei prezzi infatti, comporta difficoltà, non solo per i consumatori, ma anche e soprattutto per le imprese. Le aziende infatti, vedono ridursi i ricavi a causa della diminuzione della domanda, e contemporaneamente subiscono la riduzione dei profitti, come diretta conseguenza dell’aumento del costo di materie prime, energia e servizi. Insomma si instaura un circolo vizioso in cui più o meno tutti gli attori, anche se in maniera diversa, subiscono l’aumento dei prezzi.
In questo contesto è evidente come i costi di produzione aumentino per tutte le imprese, ma alcune di queste (e in particolare alcuni settori) sono in grado di tenere testa all’inflazione, perché riescono ad aumentare il prezzo dei prodotti venduti senza conseguenze sulla domanda. Questa capacità consente a queste imprese altamente competitive, di adeguare i prezzi di vendita all’aumento del costo di produzione.

Le aziende che riescono a mettere in pratica questo meccanismo, difendono dalla svalutazione il loro titolo azionario e i futuri rendimenti attesi. Garantiscono perciò un vantaggio per i propri azionisti in termini di benefici attesi futuri, oltre a tenere su il corso del titolo anche in condizioni tempestose dei mercati. Insomma investire in queste aziende significa ottenere le migliori performance del comparto azionario, in tempi duri, in cui tornano a performare meglio le value rispetto alle growth stocks. In altri termini meglio i settori tradizionali (energia, finanza, food) piuttosto che l’hi-tech, con alcune eccezione. Il titolo Apple per esempio è in piena controtendenza rispetto al resto del settore tech, la sua capitalizzazione (nelle ultime sedute) infatti ha superato la somma di quella di altri importanti aziende del Nasdaq: Meta, Alphabet e Amazon…

Capitalizzazione di Apple
Tornando al nostro portafoglio di risparmiatori, se il nostro investimento beneficia in qualche modo dell’inflazione, possiamo utilizzare i rendimenti ottenuti per compensare la perdita di potere d’acquisto come consumatori. E’ un’operazione di Hedging tra investimento e consumo: spendo di più perché c’è inflazione, ma quello che spendo in più, lo recupero con il dividendo e l’apprezzamento del titolo in cui ho investito.
Per concludere è opportuno guardare quelle società che hanno una presenza dominante nel mercato e nel settore. Più sono grandi le società, e più sono in grado di imporre le loro condizioni di business ai fornitori e ai consumatori-distributori. Solo i player che dominano il mercato sono in grado di controllare i termini economici di quel mercato.
Pensando ai giganti tecnologici gli esempi vengono in mente da soli, ma ci sono anche industrie e settori dell’economia che sono per definizione legate direttamente all’inflazione e alla produzione. Ad esempio: produttori di materie prime, società minerarie, società energetiche… Se l’inflazione è dovuta all’aumento del costo delle materie prime, le società che producono o distribuiscono materie prime (o loro derivati) conseguiranno automaticamente un beneficio dall’aumento del costo delle materie prime stesse.