Se ne parla oramai da troppo tempo, ed è idea diffusa che il problema più grave del sistema economico mondiale in questo momento è l’INFLAZIONE ai massimi da 40 anni. Le cause dell’aumento generalizzato dei prezzi vanno ricercate in molteplici variabili, che potremmo suddividere in tre filoni principali: squilibri tra domanda e offerta, aumento del costo delle materie prime, eccesso della massa monetaria. L’aspetto che vorrei mettere in risalto in questo articolo, sono gli strumenti che le banche centrali hanno a disposizione per combattere questo fenomeno patologico e poco gradito da tutti.

L’ABC DELLA POLITICA MONETARIA…
E’ opportuno fare chiarezza su alcuni argomenti e attori protagonisti della politica monetaria, per capire i meccanismi e le possibili conseguenze di una politica annunciata, ma al momento parzialmente disattesa.
Il FOMC
Federal Open Market Committee è il braccio operativo della Federal Reserve. Il comitato è costituito da dodici membri, di cui sette fanno parte del Board of Governors e sono nominati dal Presidente degli Stati Uniti. E’ il comitato monetario che si occupa di politica monetaria a breve e lungo termine. In modo particolare questo organismo regola i tassi d’interesse e l’offerta monetaria, influenzando in maniera significativa lo stato di salute dei mercati. I componenti del FOMC si incontrano otto volte l’anno per discutere i cambiamenti della politica monetaria della Federal Reserve. Tuttavia, se le necessità lo dovessero richiedere, i meeting possono essere di più. Queste riunioni sono private e solo successivamente i dettagli vengono pubblicati tramite i verbali. Gli esponenti del Federal Open Market Committee si dividono in “falchi” a favore di politiche più restrittive, e “colombe” che sostengono politiche espansive.
QUANTITATIVE EASING
E’ uno dei principali strumenti a disposizione delle banche centrali, per tutelare e proteggere l’economia. Nel momento in cui questa misura viene messa in campo, si riscontrano effetti sull’economia reale soprattutto in termini di maggiori consumi, investimenti, e crescita a beneficio dei mercati finanziari.
Il QE è una politica monetaria non convenzionale, tramite la quale la banca centrale acquista titoli, (ad esempio titoli governativi) con lo scopo di aumentare l’offerta di denaro in circolazione, stimolando l’economia reale. Questa politica, considerata ultra espansiva, si contrappone al quantitative tighteting, che persegue obiettivi opposti ed è considerata una politica restrittiva.
Il meccanismo del QE è il seguente:
- La banca centrale acquista in modo massiccio i titoli obbligazionari, non direttamente dagli Stati, ma sul mercato secondario. L’effetto immediato è l’aumento dei prezzi dei titoli, che si accompagna ad un crollo dei rendimenti.
- Per acquistare i titoli la banca centrale aumenta l’offerta di moneta, incrementando la base monetaria attraverso le riserve iscritte nel passivo. Tale incremento è commisurato a bilanciare l’aumento dell’attivo generato dagli ultimi acquisti di titoli obbligazionari registrati tra le attività dello stato patrimoniale della banca centrale.
- L’immissione di liquidità nel sistema fa scendere il costo del denaro generando a lungo termine inflazione.
- Comprando i bond governativi dalle banche commerciali, la banca centrale stimola l’intero sistema creditizio, spingendo gli istituti di credito ad aumentare la concessione di prestiti a famiglie e imprese.
- Rilevanti sono anche gli effetti sul cambio. Infatti l’aumento della moneta circolante crea uno squilibrio sul mercato valutario, inducendo un deprezzamento della valuta.
OBIETTIVI PERSEGUITI DAL QE: come già accennato in precedenza, quello che si cerca di raggiungere con l’applicazione di queste politiche, è uno stimolo all’economia cercando di far aumentare i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese. Denaro più accessibile e a costo più basso, costituiscono il volano della ripresa. Esempi di interventi importanti si sono avuti in occasione della crisi dei muti subprime nel 2008 e nel 2020 con l’avvento della pandemia. Il programma di QE termina quando l’obiettivo è stato raggiunto e la politica monetaria ha avuto successo.
EFFETTI COLLATERALI E CASI DI INEFFICACIA DEL QE: se una banca centrale applica il QE troppo velocemente potrebbe generarsi inflazione. L’eccesso di moneta sul mercato comporta una sua progressiva svalutazione. Un altro punto fondamentale riguarda l’atteggiamento degli istituti di credito. Le banche centrali sono degli organismi indipendenti che non possono forzare le banche a concedere prestiti ai consumatori e alle imprese. Ciò significa che se la nuova moneta non finisce nelle mani dei consumatori, l’azione del QE diviene inefficace.

TAPERING
E’ quella politica monetaria adottata dalle banche centrali, per rallentare una politica espansiva di QE, che accompagna l’azione espansiva nella parte finale, fino a chiuderla del tutto. Quando l’Autorità Monetaria decide che è arrivato il momento di cessare lo stimolo, l’acquisto dei titoli obbligazionari non viene interrotto “tutto e subito”, ma viene definito un programma di graduale riduzione degli acquisti. Il piano di riduzione fa parte delle politiche restrittive ed è definito tapering.
E’ chiaro che una volta raggiunto l’obbiettivo di far ripartire l’economia, è opportuno concludere le politiche espansive per evitare l’inflazione. Di contro, se lo stimolo monetario cessa di botto, il rischio concreto è che si possa indurre una nuova recessione annullando tutti gli sforzi degli stimoli monetari precedenti.
In definitiva le variabili fondamentali della politica monetaria sono 2:
- Cosa fare?
- In quali tempi?
Una banca centrale può mettere in campo la migliore politica monetaria, ma se sbaglia il timing rischia di produrre risultati disastrosi. Le decisioni di politica monetaria vengono prese sulla base delle esperienze passate e “navigando a vista”, si cercano segnali dai mercati finanziari e dall’economia reale.

QUANTITATIVE TIGHTETING
E’ uno strumento di politica monetaria restrittiva di cui si parla soprattutto in periodi di inflazione. Consiste nella riduzione della liquidità e quindi dell’offerta di moneta nell’economia. Le banche centrali mettendo in campo questa politica agiscono su due fronti:
- Aumentano il costo del denaro. L’aumento del tasso d’interesse comporta una diminuzione dei prezzi delle obbligazioni statali.
- Terminano l’azione di riacquisto dei titoli giunti a scadenza. In pratica la banca centrale riceve i rimborsi dei titoli di stato che aveva acquistato sul mercato secondario, ma non trasferisce più liquidità al sistema che passerebbe per i titoli di nuova emissione, determinando il ritiro della moneta in circolo.
La sterilizzazione della liquidità può avvenire in due modi:
- La banca centrale vende i titoli acquistati in precedenza ed elimina la liquidità incassata dalla vendita.
- Attende la scadenza di titoli di stato che ha in bilancio; una volta che i titoli sono stati rimborsati dallo stato elimina il denaro incassato.
L’obiettivo principale del QT è normalizzare i tassi di interesse, al fine di contenere l’inflazione, facendo crescere il costo del denaro e riducendo la domanda di beni e servizi. La valuta subirà un apprezzamento.
Le conseguenze dell’azione di questa politica, si ripercuoteranno in primis sulle banche. Se infatti la banca centrale ha discrezione sulla base monetaria e quindi sulla liquidità in circolazione nell’economia, lo stesso discorso non vale per i titoli che sta vendendo o non sta più riacquistando. Questi titoli infatti dovranno essere riassorbiti da qualcuno, che siano banche o privati. Principalmente è il sistema bancario che si fa carico del “riassorbimento del collaterale” come si dice in gergo. Di conseguenza il sistema avrà meno disponibilità di denaro da “prestare” a consumatori e imprese. Il combinato disposto di tassi d’interesse più alti e maggiore difficoltà per il ricorso al credito, comporteranno contrazione della domanda e del ciclo economico.

LA SORPRENDENTE MENZOGNA DELLA FEDERAL RESERVE
Dopo questa lunga, ma doverosa premessa, possiamo entrare nel cuore dell’argomento.
La nostra attenzione si concentra sulla nota ufficiale del FOMC diffusa dopo la riunione di maggio, e quanto effettivamente fatto dalla Banca Centrale Americana. Lasciando da parte il rialzo dei tassi d’interesse, prendiamo in considerazione il programma relativo al QUANTITATIVE TIGHTENING.
Nella nota diffusa il 4 maggio la FED annunciava una graduale riduzione del bilancio a partire da mese di giugno, di 47,5 miliardi di dollari al mese. Nello specifico si tratta di una: riduzione di acquisto di bond statali (treasuries) per 30 miliardi di dollari e 17,5 di MBS (mortgage backed securities) ovvero titoli collegati al settore immobiliare. Dal 4° mese in poi, (da settembre) è prevista una importante accelerazione di questa azione.
Quindi se consideriamo che sono passati 2 mesi e mezzo dal momento dell’avvio di questa politica, la diminuzione degli asset in portafoglio della FED dovrebbe ammontare almeno a circa 120 miliardi di dollari.
Di seguito potete osservare come dai dati ufficiali diffusi dalla FED l’effettiva diminuzione degli asset in poco più di due mesi ammonti a soli 60 miliardi di dollari circa.
Qualcosa non torna…


A questo punto è facile comprendere che i mercati nonostante un annuncio di politica restrittiva, hanno comunque beneficiato della liquidità (che non avrebbe dovuto esserci), in un periodo come quello estivo, tipicamente rialzista. Inoltre se come effettivamente ha annunciato la FED, inizierà a drenare liquidità sui mercati, gli effetti inizieranno a farsi sentire e potremmo avere sorprese inaspettate. Se ci sarà una brusca e improvvisa azione restrittiva il contraccolpo sull’equity e sull’economia reale potrebbe essere una brutta doccia fredda.

L’AUTUNNO DEI MERCATI FINANZIARI
Arriverà una vera accelerazione del QT sui mercati? E quale saranno gli effetti? L’autunno si prospetta molto movimentato….