E’ convinzione diffusa che l’oro protegga dall’inflazione: in realtà nonostante la straordinaria crescita inflazionistica di questi ultimi mesi, il metallo prezioso sta perdendo sistematicamente terreno. Perchè ?….
In realtà l’oro performa bene in un contesto di inflazione elevata e tassi d’interesse costanti e contenuti.

E’ evidente che le due condizioni: “inflazione alta e tassi contenuti”, nell’economica moderna, possano verificarsi per un periodo di tempo piuttosto limitato, in quanto il principale compito delle banche centrali, è quello di contenere e mantenere l’inflazione su livelli ragionevoli, per non compromettere l’equilibrio dei mercati. L’azione di politica monetaria restrittiva, che si concretizza nei periodi di elevata inflazione (come in questo momento), è sfavorevole alle performance dell’oro. Dal seguente grafico emergono con chiarezza i fattori principali che muovono il prezzo di questa materia prima:

ORO E TASSI A CONFRONTO
Nel grafico sono rappresentati – il tasso nominale ad 1 anno delle obbligazioni governative statunitensi – e l’andamento del prezzo dell’oro-.
Emergono con chiarezza due aspetti fondamentali:
- L’oro si apprezza in condizioni d’ incertezza. E’ evidente dal grafico, come eventi inaspettati e negativi, costituiscano l’acceleratore delle performance del gold. Infatti, nel periodo osservato i due eventi funesti: guerra e pandemia, segnano i massimi assoluti sul grafico di lungo periodo.
- L’oro è inversamente correlato ai tassi d’interesse. Nell’arco temporale Gennaio 2019 – Agosto 2020, è evidente l’accentuarsi di un trend rialzista per il gold a fronte di una ben delineata tendenza ribassista dei rendimenti dei titoli governativi presi in esame. Da settembre 2020 – febbraio 2022 si rileva un andamento laterale per entrambe gli strumenti. Gli ultimi mesi, da marzo 2022 ad oggi sono rappresentati da un trend ribassista dell’oro a fronte di una crescita dei rendimenti nominali.
PERCHE’ L’ORO PIACE AGLI INVESTITORI
Il grafico precedente rappresenta in estrema sintesi le caratteristiche di questa materia prima, ma è opportuno approfondire concretamente le dinamiche che spingono gli investitori e le grandi banche d’ affari, a non dimenticare mai il ruolo e l’importanza che questa tipologia di asset riveste all’interno di un portafoglio.

Partiamo dal presupposto che l’oro è una tipologia d’investimento, che ha caratteristiche estremamente utili dal punto di vista della diversificazione. Questa peculiarità, si verifica perché l’oro si comporta spesso in maniera completamente opposta agli altri asset. Nelle fasi di “panico” e di “incertezza” tende a sovraperformare, mentre tutto il resto viene venduto. In gergo tecnico, si dice che ha una correlazione bassa o negativa con gli altri asset. Proprio perché si muove in direzione opposta a tutto, in scenari di incertezza e “risk off”, può essere considerato un investimento vantaggioso, che entro certe percentuali, va inserito in portafoglio. La finalità principale è rappresentata dalla protezione dal rischio e dall’eccessivo drawdown, costituendo un vero e proprio sistema di hedging per l’intero portafoglio.
Veniamo ora al cuore dell’argomento: – la protezione dall’inflazione -.
Se qualche decennio fa comprare oro, poteva essere un buon rimedio contro la perdita del potere d’acquisto del denaro, oggi il forsennato interventismo delle banche centrali in economia, ha stravolto le regole del gioco. Infatti senza aggiungere altro a quanto già dimostrato col precedente grafico, sappiamo che l’elevata inflazione ha indotto le autorità monetarie ad imporre un aumento consistente dei tassi d’interesse.
L’attuale situazione è caratterizzata così da alti tassi in un contesto inflazionistico ancora straordinariamente fuori controllo, che sta “caricando la molla” all’oro in piena fase di deprezzamento. A complicare il quadro, negli ultimi mesi, la guerra: che ha fatto da contrappeso all’effetto prevalente (in questo momento) dell’aumento dei tassi reali. Ecco spiegato il trend dell’ultimo anno: dopo aver toccato i massimi in area 2070 (a fine febbraio con lo scoppio della guerra), è venuto giù attestandosi con l’ultima chiusura in area 1650 dollari l’oncia.
IL LETARGO DELL’ORO
Quali sono i fattori che impediscono all’oro di performare in questo momento?
- Il rafforzamento del dollaro (conseguenza diretta delle restrizioni monetarie della FED). Da questo contesto sono indebolite gran parte delle materie prime, il cui corso è penalizzato per compensare in parte l’apprezzamento del dollaro americano (moneta di riferimento per lo scambio).
- La tenuta dei prezzi del mercato azionario, che anche se in un evidente trend ribassista, sta registrando di fatto una discesa graduale, per ora senza alcun segnale di panico evidente.
- Il significativo rialzo dei tassi di rendimento reali, soprattutto per le scadenze di medio periodo, che cominciano ad offrire rendimenti interessanti. I tassi reali crescenti dell’obbligazionario governativo, rappresentano il costo opportunità del mancato premio al rischio: tipico tallone di Achille di tutte le materie prime, oro compreso. Si rimanda a proposito dei rendimenti reali al precedente articolo del blog “Cosa fermerà i falchi della FED?”
- Le aspettative su futuri ritocchi al rialzo del tasso d’interesse, a causa di una inflazione che ancora non accenna a fermarsi.
PROSPETTIVE DI CAMBIAMENTO NEL BREVE
Prima o poi l’inflazione raggiungerà il suo picco, per poi iniziare ad invertire la tendenza; a quel punto le banche centrali cesseranno le politiche restrittive e inizieranno ad essere più accomodanti. La recessione più o meno duratura che verrà, darà il via ad un ciclo deflazionistico fino al raggiungimento dell’obiettivo del 2%.
Il bottom dei titoli governativi (e quindi il massimo dei rendimenti) sarà servito, e così anche il gold avrà un minimo da cui ripartire.
A favorire ulteriormente l’oro, sarà la modalità “RISK OFF” dei mercati, che prima o poi sperimenteranno la “capitulation”, l’ultima gamba ribassista per bond ed equity. La fine dell’attuale ciclo dovrebbe concretizzarsi con lo scenario appena descritto. In questo contesto sarà opportuno avere già oro in portafoglio, visto che la tendenza rialzista dovrebbe essere già partita.
Insomma il “timing” di acquisto è fondamentale per ottenere le migliori performance in termini di rivalutazione di questo asset. E’ opportuno iniziare a monitorarlo insieme alle politiche monetarie delle banche centrali, che in questo difficile momento, segnano il ritmo dei mercati finanziari.
L’incertezza, il pessimismo, i cigni neri, sono le condizioni che risveglieranno l’interesse nei confronti di questa risorsa tanto limitata, quanto preziosa, con un ruolo strategico per banche e investitori.

In definitiva anche se “orfano” del premio al rischio, è auspicabile definire un piano di accumulo del metallo prezioso nel proprio portafoglio fin da ora, per prepararsi a resistere alle eventuali future tempeste dei mercati.
Immaginate un mercato in panico: si vende tutto, tranne l’oro che inizia a performare. Una volta raggiunto l’obbiettivo di profitto, la liquidazione dell’oro consentirebbe di disporre di liquidità in un momento di bottom per azionario, obbligazioni, materie prime… La liquidità derivante dallo smobilizzo, potrebbe essere finalizzata all’acquisto di titoli e altri asset con buone prospettive, a prezzi scontati per il crollo.
Il tutto con la consapevolezza che quando finirà il panico, anche la bolla dell’oro avrà termine: se lo abbiamo venduto in area dei massimi, per acquistare “buoni asset” sui minimi, avremmo comunque guadagnato due volte.