In questi giorni di vacanza, quotidiani e mass media parlano di nubi che si addensano nuovamente sui mercati finanziari; sembra che il toro che ha sostenuto fino a qualche settimana fa il comparto azionario abbia esaurito la forza. I massimi di S&P 500 di fine luglio potrebbero rappresentare un importante punto di riferimento di fine ciclo.
E’ caccia al fattore scatenante e torna di nuovo alla moda la “nenia” dell’immobiliare cinese, dell’inflazione, della guerra, del covid, in Italia si punta il dito contro la politica avversa al settore del credito etc…
In realtà i mercati finanziari sono fatti di emozioni e in quanto tali sono suscettibili di alti e bassi che ciclicamente si ripetono in un perpetuo rincorrersi, rientrando sempre dagli eccessi.
Questi mesi sono statisticamente caratterizzati da debolezza, per poi riprendersi nell’oramai celebre “rally Natalizio”. Di seguito a titolo puramente didattico riporto l’indice Fear & Greed per dimostrare come in pochi giorni (dal 10 al 18 agosto) l’umore dei mercati sia cambiato passando da un contesto di avidità ad uno neutrale, quasi al limite con la paura.

Sempre nell’ottica di un’analisi oggettiva possiamo osservare come l’indice della volatilità VIX (indice sulle aspettative di volatilità del mercato), stia iniziando a rialzare la testa: chiudendo la scorsa settimana sui massimi di periodo e sfiorando l’ area spartiacque di 20.

Uno dei primi concetti che ho imparato in finanza, riguarda l’influenza di un fattore esogeno sulla formazione del prezzo di qualsiasi asset. La metafora che può aiutarci a capire bene questo argomento, viene presa in prestito dalla fisica. Se lanciamo una pallina da tennis in aria, la spinta impressa permetterà alla pallina di raggiungere un livello massimo di altezza (proporzionale alla nostra spinta); dal momento del lancio in poi la forza andrà ad esauristi fino all’annullamento e trovandosi in condizioni di gravità dal punto di massimo la pallina si fermerà per intraprendere il percorso nel senso contrario, tornando cioè verso il basso.

Ecco il prezzo è come la pallina che nel corso di un trend di lungo periodo viene sollecitato da numerose spinte, costituite da fattori o eventi esogeni a volte ciclici altre causati da eventi imprevisti e imprevedibili (dai comuni operatori-risparmiatori).
A questo punto è facile capire come l’immissione di liquidità nel sistema da parte della Federal Reserve abbia influenzato il mercato azionario statunitense durante gli ultimi mesi e negli ultimi 4 anni.

A fronte delle crisi bancarie di marzo la Banca Americana ha di nuovo riaperto i rubinetti del Quantitative Easing, sostenendo l’azionario e innescando uno swing rialzista conclusosi a fine luglio.
I grafici riportati il confrontano l’indice S&P 500 con il balance sheet della FED. L’acquisto dei titoli governativi da parte delle banche centrali, oltre a sostenere gli stati, garantendo sempre la presenza di un compratore del debito pubblico, contribuiscono all’aumento della massa monetaria in circolazione.
L’eccesso di moneta insieme ai bassi tassi d’interesse, sono i fattori che contribuiscono a sostenere l’economia, ma allo stesso tempo creano importanti distorsioni. La liquidità in eccesso alimenta la speculazione soprattutto sui mercati azionari, contribuendo ad un esponenziale crescita infondata dell’equity che non trova più effettiva corrispondenza con le aspettative di crescita degli earnings. I grafici si commentano da soli, soprattutto quello degli ultimi 4 anni…

Siete ancora convinti che sia il rallentamento della Cina o la crisi immobiliare il futuro freno dei mercati finanziari?