Il rischio morale (o moral hazard – azzardo morale), in microeconomia è un comportamento opportunistico post-contrattuale, in cui un soggetto persegue i propri interessi, a spese della controparte, confidando nell’impossibilità dell’altro di verificare la presenza di dolo o negligenza. L’origine di questa definizione deriva dal settore assicurativo; due classici esempi di azzardo morale, nel campo automobilistico ci aiutano a capire meglio il concetto:
- Se un soggetto acquista un’assicurazione contro danni o furto di un’auto, non avrà alcun incentivo a rimettere l’auto in un garage, per evitarne il furto o il danneggiamento, eventi possibili, che sarebbero comunque sostenuti a spese dell’impresa assicuratrice qualora si verificassero. Molto probabilmente senza assicurazione, lo stesso soggetto sarebbe maggiormente motivato a rimettere l’auto nel garage.
- Se un automobilista prende un’auto a noleggio, è probabile che si riveli più prudente nel caso in cui nel contratto sia prevista la sua responsabilità su tutti i danni, rispetto al caso in cui sia inclusa un’assicurazione.
Nell’azzardo morale, una delle parti sfrutta a proprio esclusivo vantaggio, l’asimmetria informativa che esiste in una determinata circostanza (contrattualizzata), mettendo in atto un comportamento “opportunistico” a proprio vantaggio ma sfavorevole per l’altro.

Lo stesso paradigma del “moral hazard” descritto in microeconomia, può essere traslato nel contesto MACROECONOMICO. In questa ottica la situazione tipica di AZZARDO MORALE, si manifesta quando i costi del verificarsi di un determinato evento, sono asimmetrici rispetto ai benefici di verificare l’evento opposto. Più specificatamente i costi del fallimento ricadrebbero sulla intera collettività, mentre nel caso di successo il beneficio gratificherebbe esclusivamente una persona o un gruppo ristretto di presone (èlite). Insomma chi vince gode appieno del successo conseguito, ma esclude totalmente dai benefici, tutto il resto della collettività, che ha comunque affrontato un grave rischio.

I meccanismi e le dinamiche di retribuzione e di compenso, si prestano facilmente a generare azzardi morali. I premi e le altre forme di incentivazione manageriali troppo cospicui, possono spingere il dirigente d’azienda o l’operatore economico di vertice, ad assumere RISCHI ECCESSIVI. Se le cose andranno male, incorrerà al massimo nel licenziamento (consapevole di potersi facilmente ricollocare) con disastrose conseguenze sui dipendenti e sull’azienda stessa. Se le cose andranno per il verso giusto, il suo guadagno sarà esclusivo e stratosferico.
Questo insano atteggiamento, purtroppo è oramai piuttosto diffuso nelle economie capitalistiche occidentali, e sta pericolosamente consolidando una tendenza comune e reiterata su tutti i livelli della struttura economica. Le conseguenze sono da anni sotto gli occhi di tutti: un impoverimento diffuso e la scomparsa del ceto medio, a favore di una ristretta cerchia elitaria che si arricchisce sempre di più a scapito del resto della collettività. Precarietà del lavoro, disoccupazione, povertà diffusa, disuguaglianze sociali, ma soprattutto salari non adeguati al costo della vita, per mantenere in piedi un sistema distorto egoista e iniquo, fin troppo accettato, normato e giustificato.

Privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite: questo è il mantra del moderno azzardo morale. L’assunzione di un alto rischio, nella convinzione che le conseguenze di una decisione sbagliata non ricadono su chi l’ha presa, ma sull’ intera collettività. Un esempio di grave azzardo morale è emerso durante la Crisi economica del 2008, nata dal settore finanziario e dalle alchimie cartolarizzatrici delle grandi banche. Il fallimento della Lehman Brothers, deriva infatti dai cosiddetti “titoli tossici”, ossia titoli creati “ad hoc” su iniziativa di grandi banche d’affari, per sbarazzarsi di “crediti spazzatura” derivanti dalla speculazione immobiliare in piena bolla. Un banchiere, spinto dalla possibilità di laute ricompense, sarà disposto ad assumere rischi altissimi perché consapevole che al verificarsi di ogni situazione estrema, la Banca sarà comunque salvata dallo Stato. Così non è stato per la Lehman Brothers, ma le conseguenze di quella creativa e scellerata iniziativa le hanno pagate i cittadini di tutte le economie mondiali.

Se una banca è troppo grande per fallire (too big to fail) emerge in tutta la sua prepotenza, l’azzardo morale; questo atteggiamento spinge a gravissimi comportamenti predatori, egoistici e dissoluti dei pochi che detengono il potere e le leve della finanza, a svantaggio dell’intera collettività che è costretta a subire le conseguenze di scelte scellerate e irresponsabili.
La critica ai salvataggi bancari, si incentra sul fatto che gli interventi pubblici di sostegno (alle banche e agli stati), sostengono l’assunzione futura di rischi sempre maggiori, alimentando le aspettative opportunistiche e irresponsabili della classe politica e dirigente. In questo scenario banchieri politici e finanzieri disinvolti, coltiveranno sempre di più l’aspettativa che conta su una rete di salvataggio senza limiti (sostenuta dai comuni cittadini) su cui scaricare eventuali esiti funesti del loro gioco d’azzardo, in un circolo vizioso senza fine.

Platone sosteneva, nella sua opera “La Repubblica” (Politeia), che lo Stato dovrebbe indicare un limite ai multipli di compenso tra chi ne è alla base e chi al vertice. Sarebbe il caso, per la classe dirigente, di tornare a studiare i “classici” per imparare un po’ di morale. L’evoluzione del capitalismo moderno si sta allontanando sempre di più dai concetti di equa distribuzione della ricchezza, pari opportunità, (benessere economico e sociale diffuso). Insomma lo stato sociale sta andando in soffitta, come avviene per i governi che si alternano a ciclo continuo, procrastinando gli annosi problemi che promettevano di risolvere in campagna elettorale. Vengono pianificati e sbandierati nuovi termini “smart”, al passo con l’era “digitale” e la “transizione energetica” come “inclusione” e “sviluppo sostenibile”. In prima battuta sembrerebbero buoni propositi nelle agende della politica, peccato che gli obiettivi effettivamente perseguiti, la realtà dei fatti e il nostro pianeta ci raccontano una versione completamente differente.

Il lupo sta già enunciando pretesti nell’ attesa di aggredire l’agnello. E’ ora di svegliarsi, ma la manipolazione mediatica assopisce il gregge.