In apertura della terza settimana di borsa del 2022, sono tante le considerazioni macro da tenere a mente e graficamente già si inizia a percepire un cambiamento di sentiment tra gli operatori.
I maggiori titoli del Nasdaq e dello S&P 500 vengono venduti e gli indici iniziano ad accusare i primi colpi. L’indice dei tecnologici statunitense è quello che soffre di più e in modo particolare ha già testato due volte la media a 200 sul daily, senza romperla (per ora).
Prima di fare considerazioni di carattere tecnico, partiamo da alcune riflessioni sull’attuale scenario macro in cui i protagonisti principali sono l’inflazione e le politiche monetarie della FED.
Visto l’accentuarsi della debolezza sui tecnologici, e, considerando l’imminente aumento dei tassi, partiamo dalla domanda cruciale per capire come potrebbero muoversi i titoli azionari:
-
Le società americane saranno in grado di mantenere gli utili così elevati anche nei prossimi mesi?
Insomma le trimestrali saranno sempre rose e fiori come nel 2021?
La risposta molto probabilmente è negativa. Fondamentalmente, quando si acquistano azioni di società quotate, si comprano gli utili prospettici delle imprese, basandosi su un’analisi fondamentale e soprattutto sulle aspettative.
Fino ad ora i brillanti risultati dell’equity sono derivati dall’abbondante liquidità, favorita dalle politiche monetarie espansive. Questa situazione, ha generato un circolo virtuoso comportando un aumento degli investimenti per le imprese soprattutto del settore tecnologico, con effetti positivi sul fatturato e sugli utili delle maggiori società quotate. La spinta dell’economia reale accompagnata alla speculazione, ha favorito l’attuale ciclo di crescita dei titoli azionari, che nel 2021 ha sostenuto un mercato monodirezionale con circa 70 nuovi record storici di massimi assoluti.
Il 2022 sarà un anno caratterizzato da uno scenario molto diverso da quello precedente, molto probabilmente contraddistinto da una maggiore volatilità, e da un andamento lateral ribassista, che vedrà una riallocazione delle risorse dall’equity ad altri asset, tra cui obbligazionari e materie prime. Intanto già possiamo notare come i titoli tecnologici stiano perdendo “appeal” a favore delle azioni dei settori energetico, industriale e finanziario. Questo è un segno evidente che il mercato sta già iniziando a scontare i futuri aumenti dei tassi d’interesse, visto che nelle fasi a tasso zero il settore più favorito è quello tecnologico, come abbiamo facilmente potuto constatare.
Probabilmente non ci sarà un forte crollo delle azioni nei prossimi mesi, ma si potrebbe configurare uno scenario molto volatile, come già sta accadendo, con alternanza di alti e bassi. In questo contesto sarà utile monitorare livelli chiave e tentare operazioni di breve-brevissimo termine per sfruttare un’operatività che strizza l’occhio ai trader scalper o multiday, a scapito degli investitori di medio termine.
A livello di strategie operative sui mercati finanziari, l’acronimo “TINA = there is no alternative”, non dovrebbe più funzionare quest’anno. Questo perché stanno perdendo forza i presupposti che di fatto hanno sostenuto l’equity negli ultimi due anni.
Il venir meno di politiche espansive delle banche centrali, ma anche di politiche fiscali, che di fatto soprattutto in America hanno messo liquidità in mano ai cittadini da investire in tech e criptovalute, incentivano in questo momento un ribilanciamento dei portafogli a favore delle obbligazioni e delle materie prime.
Vedere finalmente un mercato bidirezionale, tutto sommato offre tante belle occasioni agli operatori più attenti e competenti in materia di analisi tecnica. Questo scenario di mercato, non dovrebbe essere tanto negativo, è semplicemente un cambiamento che va accettato.
Dobbiamo abbandonare l’idea dell’ “only one way”, in cui bastava attendere lo storno del 5% comprare e aspettare, che si è ripetuto costantemente negli ultimi due anni. Dobbiamo essere un attimino più disciplinati, più tecnici, aspettare i livelli chiave e cercare target plausibili.
Si potrà comprare, ci saranno ancora occasioni di acquisto. Difficilmente ci sarà un crollo pesante, o una devastazione totale dei mercati, seppure ci sarà un drenaggio di liquidità da alcuni asset a favore di altri. Le piccole imprese saranno molto probabilmente le più penalizzate dal rialzo dei tassi, rispetto alle grandi realtà come Amazon, Facebook e gli altri titoli FAANG. Queste grandi imprese seppur nel comparto tecnologico, sono realtà fortemente strutturate nel tessuto sociale oramai, e godono di forti vantaggi competitivi che le rendono meno vulnerabili alle perturbazioni dei mercati. Scongiurando l’avvento di un “cigno nero” non dovrebbero presentarsi ribassi superiori al 30 %, ma sarà opportuno entrare nell’ordine di idee che giornate ribassiste dell’1 – 2 % sono da considerare fisiologiche.
Non c’è nulla di anomalo in giornate di “up and down” che si susseguono: sono una manna dal cielo per chi fa trading. L’idea di avere un mercato fortemente rialzista ha avuto anche dei risvolti negativi per alcuni trader. Vedere infatti solo il mercato che sale, ha spinto molti operatori a presupporre che l’eccesso avrebbe portato prima o poi ad una inversione, “ah siamo sui massimi ora vendo!“, riducendo o bruciando tanti conti soprattutto per i meno accorti retail.
Gli attuali livelli di eccesso dei titoli azionari, dovuti alla speculazione esagerata, ed ai tassi straordinariamente bassi tenuti per un lungo periodo, rientreranno per un semplice motivo:
-
i tassi reali (differenza tra tassi d’interesse obbligazionari nominali e tasso d’inflazione), seppur sempre negativi in America (a causa dell’inflazione straordinariamente elevata al 7%), comunque stanno salendo. Per rendersi conto basta guardare il rendimento del decennale statunitense nel grafico seguente, che ha appena raggiunto i massimi del 2021. Comincia a delinearsi un quadro in cui diventa meno conveniente possedere azioni, soprattutto quelle più speculative come i tecnologici, e in un’ ottica di aumento dei rendimenti obbligazionari, inizia a farsi strada l’idea che le obbligazioni sovrane, potranno essere un buon affare nel medio lungo periodo per diversificare il portafoglio.

Dal grafico settimanale dei rendimenti del TNote a 10 anni sopra riportato, risulta evidente come già a partire dalle prime due settimane del mese di gennaio, si stia generando un momentum rialzista. Al momento della scrittura sono stati raggiunti i massimi di marzo 2021 e graficamente il prezzo si trova ad affrontare un’ampia area di resistenza compresa tra 1,74 – 1,98. La price action sul grafico in evidenzia ci mostra uno swing rialzista ben impostato, sostenuto da una trend line partita al rialzo dai minimi di marzo 2020 (non a caso). L’impulso rialzista partito nel 2022, potrebbe rappresentare un punto di svolta?

Complimenti, sempre chiaro ed attento ad ogni dettaglio. Bravo Marco. Grazie per quello che fai
Ciao Marco, nel lungo termine poi i tassi reali non sono poi così importanti, dato che ai tassi nominali (costretti ad inseguire inflazione) si somma l’aumento stipendiale (vien sempre poco citata questa voce scomoda). Sui faang, son talmente presenti in ogni indice (quindi fondi) che vengono comprati anche senza volerlo! Ottimo articolo Marco, grazie!
Complimenti Marco, i tuoi articoli sono sempre ottimi e lucidi come sempre.