La delicata situazione internazionale che stiamo vivendo, ha colpito tutti noi, e dopo il flagello della pandemia, ha creato un’ulteriore fonte di preoccupazione e di angoscia per i sacrifici umanitari e per i rischi di una possibile violenta escalation.

Per capire cosa sta succedendo sui mercati finanziari, è opportuno analizzare il comportamento degli operatori attraverso l’analisi dei grafici. La sintesi offerta da questi strumenti consente l’individuazione del trend, fondato sulle aspettative degli operatori e definisce le possibili prospettive dei mercati finanziari. Le borse hanno accolto l’avvento del conflitto Ucraino con eccessiva enfasi in un primo momento, raffreddandosi successivamente, con ingenti acquisti sull’azionario nella giornata di venerdì scorso, totalmente fuori contesto. A questo punto sono lecite due domande:
– Come possiamo spiegare questo atteggiamento?
– Il mercato è in preda al panico o all’eccessivo ottimismo?
Per capire cosa c’è sotto questa tendenza contraddittoria partiamo dall’analisi del grafico dell’indice VIX.
https://it.investing.com/indices/volatility-s-p-500.
Questo indice, definito anche come “indice della paura”, stima la volatilità implicita delle opzioni (call e put) sullo S&P 500. Il Vix offre una previsione della variabilità del mercato azionario nei successivi 30 giorni. Premesso che la soglia critica è rappresentata dall’area 25 – 30, possiamo affermare che:
– Sopra questa soglia c’è ottimismo; sotto al contrario tensioni e ribasso dei mercati azionari.

Partiamo dall’osservazione dell’indice, con grafico settimanale. Si capisce da una prima analisi, come la pandemia abbia sconvolto fortemente i mercati durante i primi mesi, causando numerose sedute di borsa ribassiste. Il “picco della paura” del Covid-19 si è registrato a marzo 2020 con un valore di poco inferiore a 90 (la paura non a caso!).
L’avvio dell’invasione Russa in Ucraina della scorsa settimana non crea un picco evidente sul grafico, paragonabile a quanto avvenuto in occasione della pandemia. La candela della scorsa settimana, dopo il massimo registrato al valore di 37,89, è subito rientrata nell’area spartiacque in area 25. Da questo andamento se la prossima settimana non si accentueranno le tensioni, sarà probabile un ulteriore ribasso, favorendo ulteriori acquisti sui mercati azionari.

Tutto quello che stiamo esaminando, è orientato ad un’ analisi delle attuali aspettative, che prescinde da qualsiasi peggioramento o imprevisto. Una escalation del conflitto non può assolutamente escludersi, e sconvolgerebbe totalmente lo scenario piuttosto ottimista che andremo a descrivere.
Fatta questa doverosa premessa, analizzando altri asset, possiamo trovare corrispondenza con quanto raccontato dal grafico VIX.
Oro: considerato bene rifugio per eccellenza, nella giornata di giovedì, ha fatto registrare una pazzesca escursione tra massimo e minimo di circa 100 dollari. Con una spike giornaliera si è attestato ad un passo dai 2000 dollari l’oncia. La chiusura settimanale si è poi riportata sotto i 1900, riequilibrando nella stessa seduta, gli eccessi dovuti alla notizia del conflitto.

Petrolio: anche il combustibile fossile più diffuso, ha fatto evidenziare uno squilibrio eccessivo iniziale, riassorbito anche in questo caso sulla stessa candela giornaliera in cui è partito l’impulso rialzista. Il tocco della soglia dei 100 dollari al barile, infatti, lo ha subito riportato nel range in cui stava lateralizzando.

Volatilità eccessiva e ritorno immediato ad una situazione di equilibrio, hanno caratterizzato le giornate di giovedì e venerdì scorso.
A questo punto diventa interessante considerare l’andamento dell’intero comparto azionario, prendendo in esame l’indice per eccellenza: S&P 500. Consideriamo in questo caso un grafico giornaliero con due medie semplici a 100 e 200 periodi. Risulta abbastanza agevole trovare riferimenti nei livelli statici (supporti) e dinamici (medie a 100 e 200 supporti e resistenze) ben visibili nel grafico giornaliero.

L’inizio della fase short è delimitato dalla candela ribassista del 19 gennaio, con la rottura della media a 100 giorni (linea blu). Il minimo del 24 gennaio conferisce un’ ulteriore conferma della debolezza, con rottura della media a 200 (linea rossa).
Successivamente gli operatori consapevoli della fase di ritracciamento dell’intero comparto azionario, hanno preso come riferimento per gli acquisti, i livelli statici dei supporti di luglio e aprile 2021. Da questi supporti sono partiti i rimbalzi di breve periodo.
Nel caso delle vendite, invece i livelli di entrata sono rappresentati dalle medie riportate nel grafico: linea rossa e blu (1 – 10 – 17 febbraio); al tocco di questi livelli i corsi sono scesi verso minimi inferiori.
Il break in del minimo di 4.200 di giovedì scorso e l’engulfing rialzista di venerdì, tecnicamente spingerebbero l’indice a proseguire almeno fino alla prossima resistenza, posta sul livello di 4.471 (media 200).
Il proseguo del rimbalzo fino alla media 100, precisamente fino a 4.580 configurerebbe la formazione di un testa spalle reversal, che porterebbe di nuovo ad una impostazione rialzista di lungo periodo.
Ad avallare un proseguo del rialzo nel medio lungo termine, ci sarebbero alcune considerazioni di carattere fondamentale. Queste sarebbero legate soprattutto all’attuale scenario geopolitico, che paradossalmente potrebbe frenare il trend lateral ribassista in atto da oltre un mese sul mercato azionario. Per sostenere una tesi rialzista, è necessario escludere fatti esogeni, imprevisti e qualsiasi altro inasprimento del conflitto.
Partendo da questa premessa, possiamo immaginare come il riassorbimento dei minimi di giovedì e l’impulso rialzista di venerdì, siano scaturiti da due fattori fondamentali:
Il primo di carattere prettamente tecnico, derivante dalle ricoperture degli shorter; movimento ribassista eccessivamente pessimista di giovedì.
Il secondo fattore è strettamente legato a variabili macroeconomiche. Le conseguenze del conflitto, avrebbero pesanti ripercussioni su una situazione già di per sé molto delicata, soprattutto in Europa. Uscita dalla pandemia, inflazione insostenibile e aumento del costo delle materie prime costituirebbero i maggiori ostacoli alla crescita delle economie occidentali. Le sanzioni che verrebbero imposte alla Russia ed i conseguenti squilibri sui mercati, si ripercuoterebbero nei prossimi mesi sull’intera economia europea e mondiale. Alla luce di questo scenario sempre più intricato e difficile da affrontare, le banche centrali e i governi, saranno costretti a rivedere profondamente le politiche monetarie e fiscali. BCE e Federal Reserve non saranno più così “HAWKISH” come previsto fino a qualche giorno fa, ma sarà opportuno adottare misure più morbide in materia di rialzo dei tassi, per non compromettere ulteriormente gli equilibri della crescita.
Il mercato, da qualche giorno, sta scontando questo sentiment di politiche accomodanti, accogliendo con entusiasmo la prospettiva del perdurare della elevata liquidità, sostegno per i mercati azionari.
L’America ha minacciato la Russia con azioni militari offensive. Di fatto però, gli unici provvedimenti che è ragionevole aspettarsi, riguardano le sanzioni economiche per affossare i mercati sovietici. L’attacco all’economia Russa rimane, l’unica arma concreta a disposizione degli Stati Uniti e degli alleati della Nato. Le Nazioni occidentali saranno interessate a dimostrare ottimismo sui propri mercati, continuando a sostenere gli asset azionari propri, per contrapporli alla crisi del mercato russo, che dovrà apparire sempre più in difficoltà.
Tutto questo è riscontrabile dall’osservazione dell’indice azionario Russo RTSI, che ha perso oltre il 40% giovedì e recuperato il 26% venerdì. Di fatto attestandosi al minimo del marzo 2020.

Quindi se l’attacco non sarà militare, gli Stati Uniti faranno di tutto per concentrarsi sull’attacco da un punto di vista economico. Per dimostrare forza al nemico, sarà opportuno dimostrare vigore sui propri mercati, in antitesi all’ indebolimento del contesto economico Russo. E così già il dollar index lo abbiamo visto schizzare in alto giovedì e riequilibrarsi il giorno dopo, contrapponendosi ad uno yen che tutto fa presagire tranne che un momento di panico da conflitto.
Quindi auspicando la migliore conclusione dell’attuale crisi Russa, salvo cruente escalation, si potrebbe arrivare ad una resa da parte del Presidente Zelensky, e alla costituzione di un governo fantoccio; risolvendo il tutto diplomaticamente. Se così sarà, il punto di acquisto dei mercati azionari sarà servito.
Questo descritto potrebbe essere uno scenario ottimistico e molto probabile. D’altra parte però non si può escludere una guerra più cruenta e più lunga del previsto. Questa secondo scenario potrebbe portare al contrario, un ulteriore scivolone degli indici azionari, portando lo stesso S&P 500, con un andamento a zig zag, sul supporto più basso di quello attuale: rappresentato da un importante livello di ritracciamento di Fibonacci di lungo periodo in area 3.900 – 4.050.