FEDERAL RESERVE: inflazione o debito pubblico… this is the question?

Molti tra gli investitori e speculatori, spesso fanno analisi fondamentale e tecnica, osservando variabili macroeconomiche e livelli da attenzionare. Il problema è che si trascura, troppo spesso, l’andamento del mercato obbligazionario, considerato l’alternativa per eccellenza al cosiddetto “equity”, per correlazione inversa.

Le dinamiche dei mercati finanziari di queste ultime settimane, per essere comprese a fondo, hanno bisogno di una visione ampia che va oltre le aspettative e gli aspetti tecnici degli indici azionari. Per comprendere le motivazioni dell’innalzamento della volatilità infatti, è opportuno prendere in considerazione il fenomeno dell’inflazione, e, soprattutto, analizzare quello che sta accadendo al mercato delle obbligazioni, i cui rendimenti hanno iniziato a salire in modo significativo.

Oltre all’innalzamento dei rendimenti reali dei titoli governativi statunitensi a 2 anni, si stanno alzando anche i rendimenti dei Tnote a 10 anni. Questo fenomeno rispecchia l’atteggiamento degli operatori, sempre più convinti che la FED alzerà i tassi, mantenendoli moderatamente elevati, per un periodo di tempo non breve. Consapevoli che l’unica arma contro l’inflazione sia una politica monetaria restrittiva imposta dalla Banca Centrale.

TREASURY NOTE 10Y SETTIMANALE

Esiste una correlazione inversa tra il rendimento obbligazionario e prezzo delle obbligazioni. Quindi se vediamo un rendimento in ascesa, significa che i prezzi stanno scendendo e quindi il mercato sta vendendo le obbligazioni.

Sembrerebbe che gli operatori stiano iniziando a scontare che L’INFLAZIONE PERCEPITA sia inferiore a quella DICHIARATA. E sembra che l’inflazione potrebbe essere più persistente di quanto si voglia far credere.

Proprio l’inflazione persistente potrebbe essere un valido motivo che spingerebbe gli investitori a continuare a vendere obbligazioni. In tal senso si sconta la probabilità che la FED possa essere più aggressiva del previsto.

D’altra parte l’inflazione è sostenuta anche dai prezzi delle materie prime:

WTI SETTIMANALE

Ma un dato ancor più preoccupante, che potrebbe ulteriormente alimentare la spirale dell’inflazione, deriva dal mercato del lavoro statunitense. A gennaio sono stati registrati in America 467.000 nuovi posti di lavoro.

Lasciando da parte questo dato, quello che spaventa di più il mercato obbligazionario, è legato all’aumento dei salari più rapido rispetto all’inflazione. Nel caso specifico dell’ultima rilevazione si è assistito infatti ad una crescita dello 0,7% su base mensile e del 5,7% sull’annuale.

Salari più alti significa che i lavoratori possono permettersi di sostenere l’inflazione; e l’aumento dei prezzi dei beni, sostiene a sua volta il persistere del meccanismo inflattivo nel lungo periodo.

Così a cascata, salari più alti per le imprese rappresentano COSTI DI PRODUZIONE MAGGIORI, che comportano a loro volta un ulteriore incremento dei prezzi dei beni e dei servizi.

Tanto per fare un esempio concreto, AMAZON, ha comunicato l’aumento dei propri servizi in abbonamento “Prime” per i clienti americani, tra il 10 e il 15%.

In contrasto con questo scenario che vede l’inflazione come un problema, ci sono analisti che vedono nel rialzo dei prezzi una importante opportunità per sostenere il PIL nazionale, spinto dai maggiori prezzi dei beni e servizi. Secondo questi esperti, un’ elevata inflazione contribuirebbe a sostenere la crescita economica, ma soprattutto sarebbe auspicabile, per tenere in piedi un certo equilibrio nonostante l’elevato peso del debito pubblico americano.

Vista da quest’ultima prospettiva, la Federal Reserve, non dovrebbe essere troppo falco, moderando la sua politica restrittiva, al fine di agevolare il più possibile la sostenibilità del debito pubblico che oramai ha raggiunto livelli record.

Chiudendo il cerchio, sorgono spontanee due domande: fino a che punto è opportuno per la FED combattere l’inflazione? E’ desiderabile tenerla sostenuta (entro i limiti accettabili) per contenere gli interessi sul debito pubblico? In questo contesto, l’unica cosa certa è L’INCERTEZZA, che si sta facendo sentire sui mercati con l’aumento della volatilità e delle vendite sulle obbligazioni e sui titoli azionari.

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