Settembre, come da tradizione, conferma la consueta tendenza di mese ribassista e porta i principali indici americani su nuovi minimi annuali. E’ opportuno avere ben chiaro cosa sta succedendo e quali potrebbero essere gli scenari possibili per i prossimi trimestri, tenendo a mente le attuali tendenze indotte dalle politiche monetarie messe in campo dalla FED.

La banca centrale americana ha già realizzato la maggior parte della sua politica restrittiva anti inflazione; gli effetti inizieranno a farsi sentire pesantemente nei prossimi mesi, in cui la recessione attesa sarà accompagnata dalla “capitulation” degli indici azionari. La FED d’altronde ha messo in conto che un’inflazione a questi livelli, si può sconfiggere soltanto con una “demand destruction” ossia alzando i tassi ad un tale livello che induca una consistente contrazione dei consumi e degli investimenti.

Dopo il rialzo del 21 settembre, i prossimi appuntamenti del 2 novembre e 14 dicembre, vedrebbero un’aspettativa sui tassi d’interesse intorno al 4 – 4,5% complessivi, stando alle ultime proiezioni dei Dot Plot. Per il resto sappiamo soltanto che la politica sarà “DATA DEPENDENT” ovvero si avrà un setting continuo in base ai principali dati macro: inflazione – disoccupazione – PIL…
Attenzione a considerare questo atteggiamento come prudenziale, poiché dietro questo meccanismo, c’è una “finta cautela” che per ora sta impedendo il panico, ma che non potrà durare a lungo.
Per capirci, pensiamo al tasso di occupazione statunitense: se la FED ritenesse ancora alta l’inflazione nei prossimi mesi, guardando ai dati occupazionali (per il momento equiparabili ad una economia in crescita e in buona salute) potrebbe applicare ulteriori rialzi dei tassi senza eccessive preoccupazioni. Con questo atteggiamento però non si tiene conto del fatto che gli effetti negativi della politica restrittiva attualmente messa in campo, si manifesteranno tra qualche mese e non nell’immediato. In più a rendere ulteriormente fosche le prospettive, c’è l’elevato indebitamento. Un alto costo del denaro, in questo contesto, di sicuro metterà in gravi difficoltà molte imprese e famiglie.

Applicare una politica monetaria adeguata ai “NON FARM PAYROLL” è come andare in autostrada, guidando senza guardare avanti, ma dallo specchietto retrovisore. Non si può basare una politica macroeconomica su dati retrospettivi, è soltanto uno specchietto per le allodole (operatori di borsa e piccoli risparmiatori). Insomma finchè dura…
Inoltre la manovra fortemente restrittiva della FED è applicata in un “ambiente critico”, caratterizzato dall’elevato debito pubblico e privato, cresciuto notevolmente dopo la pandemia. Questo meccanismo non può fare altro che accentuare gli effetti già negativi della politica monetaria restrittiva, costituendo il preludio di una recessione più o meno severa.
Si combatte l’inflazione a costo di pagarla con una profonda recessione, di cui tutti sono consapevoli.
L’ANDAMENTO DEI CICLI ECONOMICI E IL COMPORTAMENTO DEGLI ASSET CLASS
Come nella psicologia umana, così nei mercati finanziari, esistono delle fasi che caratterizzano il comportamento degli operatori di fronte alle emozioni. Il dolore e la recessione vengono recepiti con gli stessi stati d’animo nel comportamento umano: nella vita reale così come nel processo decisionale sui mercati finanziari. Possiamo distinguere 5 fasi:
Diniego – Rabbia – Contrattazione – Depressione – Accettazione.

KUBLER ROSS MODEL Fonte: VisionForex.info
Secondo quanto sta accadendo, i mercati finanziari vivrebbero in questo momento la fase di preludio dell’accettazione; mancherebbe ancora la piena consapevolezza della realtà recessiva. Scenario assolutamente indesiderato, ma prossimo e parzialmente prezzato dal mercato.
I mercati finanziari, d’altronde stanno subendo colpi da tutte le parti:
- Vendita di equity
- Crollo dei bond: uno dei più pesanti mercati orso sui titoli di stato degli ultimi 200 anni
- Rafforzamento del Dollaro

Cosa dobbiamo attenderci allora nei prossimi trimestri?
- Verrà raggiunto l’auspicato picco inflazionistico e termineranno le politiche monetarie restrittive della FED.
- I dati sull’occupazione cominceranno a peggiorare
- Gli utili delle imprese soprattutto del settore tech crolleranno ulteriormente
- Si raggiungerà il bottom dell’azionario.
Insomma nel 2023 si avrà una recessione, causata da un mix di fattori Macro per nulla desiderabili:
- INFLAZIONE SOPRA IL 4%
- CRESCITA COMPRESA TRA 0 E 1
Un “mostro” definito dagli economisti STAGFLAZIONE: contesto economico caratterizzato da mancanza di crescita e inflazione.
Dall’inflazione alla recessione, insomma il passo è breve. Secondo le stime di Goldman Sachs potremmo aspettarci ragionevolmente un bottom di S&P 500 tra 2.800 e 3.200, a seconda di quanto sarà grave la recessione.
A prescindere dalle ipotesi più o meno attendibili sui numeri, dallo scenario che si prospetterà e dalle statistiche a cui possiamo fare riferimento, un supporto importate deriva dall’analisi ciclica delle diverse classi di asset, come descritto dal Prof. Angelo Ciavarella del Canale Vision Forex.info.

In questo grafico, un ciclo economico è idealmente scomposto in 6 periodi. Ad ogni “stage” corrisponde il caratteristico apprezzamento o deprezzamento di uno specifico asset d‘investimento. Osserviamo prima di tutto il grafico delle materie prime, attraverso il CRB Index (indice aggregato delle commodities).

Il primo semestre 2022 nel grafico evidenzia benissimo lo “stage III” del modello; favorite dallo scoppio della guerra e dall’aumento della domanda post pandemia, le materie prime hanno cominciato a correre, soprattutto quelle energetiche e alimentari. Il picco degli aumenti è stato registrato nel mese di giugno a partire dal quale le commodities hanno invertito la direzione, definendo il punto di svolta per l’inizio dello “stage VI” ad un passo dalla capitulation, ma ancora non del tutto compiuta.

Le fasi del modello, calzano a pennello anche sull’andamento del mercato obbligazionario. Osservate infatti il grafico del futures a 2 anni Usa, il più sensibile alle politiche della FED. Il prezzo è crollato negli ultimi mesi e nelle prossime fasi potrebbe consolidare in un range accumulativo prima ripartire. Sostanzialmente dopo una recessione, il primo asset a ripartire sono proprio le obbligazioni. A maggior supporto sulla costruzione di un “pavimento” vi è l’impossibilità della FED di insistere troppo sulla leva dei tassi, visto che già il traguardo del 4% sembra un livello consistente e probabilmente i rialzi del prossimo anno saranno molto contenuti fino allo stop.
L’ultimo sguardo lo riserviamo all’equity, che probabilmente ha già percorso buona parte della strada in discesa, anche se sono molto probabili ulteriori affondi nei prossimi mesi. Insomma ecco di seguito la sintesi della rotazione degli asset nelle 6 fasi del ciclo economico.
