CROLLA L’EURO! Ha parlato Christine Lagarde

Tornano le nubi sui mercati finanziari negli ultimi due giorni di ottava, si alza la volatilità e si assiste al ritorno della debolezza sull’euro. Pioggia di vendite sull’azionario e forte rialzo dei rendimenti obbligazionari.

Quello della politica monetaria europea,  sembra un film già visto negli Stati Uniti. Qualche mese fa infatti,  Powell nonostante l’inflazione fosse già da diversi trimestri sopra un livello insostenibile, continuava a minimizzare definendola “transitoria”.

Alla fine il Presidente della FED, preso atto della situazione inflattiva straordinaria e di sicuro non più transitoria, ha iniziato a mettere in campo i dovuti provvedimenti di politica monetaria restrittiva, ponendo fine all’acquisto delle obbligazioni e avviando la nuova stagione di politica economica mirata al contenimento dell’inflazione.

La Banca Centrale Europea, non ha fatto meglio degli Stati Uniti, infatti ha lasciato che l’inflazione arrivasse a raggiungere livelli straordinari e solo giovedì ha annunciato un rialzo del tasso di interesse dello 0,25% per luglio. 

Compito principale della BCE è quello di garantire la stabilità dei prezzi e il “dolce far nulla” degli ultimi trimestri di fronte ad un dato inflazionistico  cresciuto esponenzialmente, è stato un fattore destabilizzante che ha apportato incertezza nei mercati finanziari. Tale atteggiamento, oltre a screditare ulteriormente il Board della Banca Centrale Europea, già giudicato poco capace ad affrontare una situazione ormai fuori controllo, ha apportato ulteriore incertezza sul futuro dell’eurozona e l’effetto si è manifestato pesantemente sui mercati finanziari e sulla ripresa del dollaro.

A pensarci bene l’annuncio di giovedì, sul rialzo dei tassi a luglio, avrebbe dovuto portare ad un recupero dell’euro sul dollaro, che paradossalmente, si è svalutato ulteriormente facendo tutto il contrario.

I fattori che sostengono (lo faranno ancora a lungo) l’aumento dei prezzi, fino a quando non interverrà un ciclo recessivo, sono sempre gli stessi:

  • Conflitto in Ucraina, con aumento dei prezzi del gas, del petrolio e delle materie prime alimentari dovuta alle sanzioni imposte alla Russia e subite dai paesi europei.

  • Problemi nella catena di approvvigionamento dovuta ai ripetuti lockdown, in modo particolare in Cina.

  • Aumento dei salari negli Stati Uniti.

  • Mancato adeguamento della produzione petrolifera, alla domanda.

In modo particolare se il prezzo del petrolio continuerà a stazionare sopra i 120 dollari per i prossimi mesi, sarà molto probabile una recessione e il rimedio contro l’inflazione più efficace verrà da sé, senza alcun intervento delle banche centrali.

Infatti il livello insostenibile dei prezzi causerà una brusca contrazione dei consumi, la c.d. “Demand destruction”. A quel punto lo squilibrio lato offerta verrà spostato sul lato opposto e cioè sulla domanda che sarà sottodimensionata e si innescherà così un processo deflattivo che riporterà all’equilibrio.

Le parole della Lagarde in questo scenario suonano stonate, e la sua affermazione “non voglio frammentazioni in Europa”, è totalmente fuori luogo e poco credibile. L’attuazione delle politiche monetarie restrittive è stata palesemente tardiva e inefficace; questo si legge dalla reazione controversa dei mercati finanziari.

E così anche le stime Europee su PIL e inflazione si fanno sempre più pessimistiche: il pil del 2022 viene visto al ribasso a 2,8% nel 2022 rispetto alla precedente stima che lo vedeva a 3,7%. Mentre l’inflazione passa da 5,1% a 6,8%.

In questo contesto economico piuttosto difficile come siamo messi in Italia?  

Crollano i prezzi delle obbligazioni e quindi aumentano i rendimenti e non di poco. Per avere una idea basti pensare che l’estate scorsa il rendimento dei BTP decennale era sotto l’1% e ora siamo intorno al 3,7%.

Tornerà di moda il tormentone dello SPREAD?

Probabilmente si, visto che oramai la strada sembra segnata e che gli aumenti dei tassi dovranno concretizzarsi nei prossimi trimestri.

La sostenibilità del debito pubblico sta nel rapporto tra PIL e Oneri sul debito; se il primo diminuisce e gli interessi aumentano la situazione si fa complicata.

Per cercare similitudini con una situazione già vissuta potremmo fare un paragone con quello che successe nel 2011 e analizzare i fattori in comune.

Sicuramente oggi siamo messi un pò meglio, prima di tutto 10 anni fa non c’era un accordo con cui la BCE avrebbe potuto comprare i Bond italiani (in caso di estrema necessità), ma soprattutto c’era una economia in piena recessione e un rendimento dei BTP intorno al 7%. Oggi l’economia tutto sommato funziona e abbiamo un rendimento poco sopra il 3,5% del BTP a 10 anni. Nel frattempo anche l’Italia ha avuto modo di riorganizzare le scadenze dei titoli, prolungandole sostanzialmente per non creare situazioni critiche.

Insomma le prospettive non sono affatto rosee e le proiezioni di rallentamento della crescita destano ulteriori preoccupazioni. Sarà un’estate calda sotto tutti i punti di vista e di sicuro ne vedremo delle belle sui mercati finanziari.

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