Tornano le nubi sui mercati finanziari negli ultimi due giorni di ottava, si alza la volatilità e si assiste al ritorno della debolezza sull’euro. Pioggia di vendite sull’azionario e forte rialzo dei rendimenti obbligazionari.

Quello della politica monetaria europea, sembra un film già visto negli Stati Uniti. Qualche mese fa infatti, Powell nonostante l’inflazione fosse già da diversi trimestri sopra un livello insostenibile, continuava a minimizzare definendola “transitoria”.
Alla fine il Presidente della FED, preso atto della situazione inflattiva straordinaria e di sicuro non più transitoria, ha iniziato a mettere in campo i dovuti provvedimenti di politica monetaria restrittiva, ponendo fine all’acquisto delle obbligazioni e avviando la nuova stagione di politica economica mirata al contenimento dell’inflazione.
La Banca Centrale Europea, non ha fatto meglio degli Stati Uniti, infatti ha lasciato che l’inflazione arrivasse a raggiungere livelli straordinari e solo giovedì ha annunciato un rialzo del tasso di interesse dello 0,25% per luglio.
Compito principale della BCE è quello di garantire la stabilità dei prezzi e il “dolce far nulla” degli ultimi trimestri di fronte ad un dato inflazionistico cresciuto esponenzialmente, è stato un fattore destabilizzante che ha apportato incertezza nei mercati finanziari. Tale atteggiamento, oltre a screditare ulteriormente il Board della Banca Centrale Europea, già giudicato poco capace ad affrontare una situazione ormai fuori controllo, ha apportato ulteriore incertezza sul futuro dell’eurozona e l’effetto si è manifestato pesantemente sui mercati finanziari e sulla ripresa del dollaro.
A pensarci bene l’annuncio di giovedì, sul rialzo dei tassi a luglio, avrebbe dovuto portare ad un recupero dell’euro sul dollaro, che paradossalmente, si è svalutato ulteriormente facendo tutto il contrario.
I fattori che sostengono (lo faranno ancora a lungo) l’aumento dei prezzi, fino a quando non interverrà un ciclo recessivo, sono sempre gli stessi:
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Conflitto in Ucraina, con aumento dei prezzi del gas, del petrolio e delle materie prime alimentari dovuta alle sanzioni imposte alla Russia e subite dai paesi europei.
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Problemi nella catena di approvvigionamento dovuta ai ripetuti lockdown, in modo particolare in Cina.
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Aumento dei salari negli Stati Uniti.
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Mancato adeguamento della produzione petrolifera, alla domanda.