C’erano una volta…. i 5 porcellini.  2012 – 2022 due scenari a confronto. Nuove prove attendono l’UE sulla questione del DEBITO.

Possiamo definire il 2022 come “l’anno zero” delle banche centrali, che si trovano ad affrontare una difficile situazione inflazionistica. La BCE in modo particolare è impegnata a seguire la strada già segnata dalla FED che ha già provveduto ad applicare una politica monetaria fortemente restrittiva.  La via da percorrere è stretta, perché se da una parte l’aumento dei tassi mira a contenere l’inflazione, dall’altro lato costituisce un freno alla crescita economica, e soprattutto un aumento degli oneri sul debito pubblico.

La medicina anche se, non priva di effetti collaterali, va presa, per abbassare la febbre dei prezzi che continuano a salire, ma è opportuno, soprattutto in Europa, tenere sotto controllo gli interessi e il costo del debito pubblico. In modo particolare è opportuno tutelare i paesi più deboli (tra cui l’Italia), per non incorrere in una spiacevole e non auspicabile crisi del debito che coinvolgerebbe l’intera Unione Monetaria.

Facciamo un passo indietro di 10 anni, per tornare a quel famoso discorso di Mario Draghi, allora Presidente della BCE, tenutosi al “Global Investment Conference” il 26 luglio 2012 di fronte a investitori e dirigenti d’azienda. In un contesto economico fortemente provato per l’Italia, ancora caratterizzato da una ripresa molto debole e sotto forte attacco speculativo sul debito pubblico, Draghi pronunciò un discorso divenuto un “meme” e soprattutto simbolo di un punto di svolta fondamentale della politica economica Europea.

Le tensioni economiche e finanziarie, causate dalla “CRISI DEI MUTUI SUBPRIME”, nel 2012 affliggevano ancora i cd Paesi Periferici Europei: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna. Il sistema bancario di questi stati era particolarmente provato, a seguito della difficile situazione ereditata dallo scoppio della bolla immobiliare.

PIIGS

PIIGS è l’acronimo con cui gli “Stati Forti” dell’UE, sostanzialmente Olanda e Germania, definivano i 5 stati più deboli e fortemente indebitati dell’Unione. In questa fase è cominciato a diventare popolare il concetto di “SPREAD”, cioè l’indicatore della differenza del tasso, tra i buoni del tesoro italiani e i bund tedeschi benchmark di riferimento.

La crescita dello spread veniva alimentata dall’attacco speculativo degli investitori, che scommettevano sistematicamente contro l’Italia e gli altri stati deboli, ritenendo sempre più probabile il Default di questi 5 Paesi. Fallimenti del debito pubblico che avrebbero capitolato nella ROTTURA DEFINITIVA DELL’UNIONE EUROPEA. Intanto montava già l’ euroscetticismo nel Regno Unito, che qualche anno dopo avrebbe portato alla BREXIT.

SPREAD BTP-BUND fonte: Il sole 24 ore

Per salvare i PIIGS era necessario mettere in campo uno strumento straordinario, da parte della BCE, che in caso di situazione di emergenza, avrebbe potuto contenere gli oneri del debito dei paesi membri, riequilibrando lo spread. E questa situazione emergenziale era sotto gli occhi di tutti, ma Olanda e Germania erano fortemente contrarie ad uno SCUDO ANTISPREAD.

EURO

La Banca Centrale Europea per controllare i tassi d’interesse dei debiti critici, avrebbe dovuto garantire l’acquisto incondizionato delle obbligazioni statali, fino al raggiungimento di una situazione più sostenibile e duratura. L’opposizione forte della Germania ad una politica “salvagente” a favore dei PIIGS era dovuta principalmente a timori di riflessi inflazionistici su tutta l’Area Euro. Il rigore tedesco, era inoltre contrario all’utilizzo di risorse da spendere per titoli ritenuti eccessivamente rischiosi.

Alla fine della fiera, l’effettivo “sforzo” in termini finanziari della Banca Centrale in questione, non è stato particolarmente gravoso, in quanto quello che più di tutti ha contato è stata non tanto l’azione, quanto il FORTE E CREDIBILE SEGNALE LANCIATO AI MERCATI.

E così torniamo al famoso discorso di Mario Draghi che riportiamo di seguito:

“Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough”

Draghi profondo conoscitore dei meccanismi che regolano i mercati finanziari, fondati sulle aspettative e sulla credibilità, aveva astutamente puntato sulla leva più efficace, che avrebbe garantito la fine dell’attacco speculativo, seppur comportando il minimo sforzo della Banca Centrale mirato all’acquisto dei titoli in questione. Una volta convinti gli operatori di borsa che non ci sarebbe stato nessun Default, perché c’era mamma BCE, la crisi del debito sarebbe finita e la situazione si sarebbe normalizzata senza troppi sforzi.

Insomma la strategia era incentrata più sul “CONVINCERE” che sul “FARE”. Questa è la rivoluzione di Draghi, imposta all’orientamento di POLITICA MONETARIA EUROPEA, per troppo tempo sotto la rigida e miope egemonia del rigore tedesco. Genialità italiana contro rigore tedesco 1 – 0.

La svolta di Draghi, pose fine all’annoso dibattito difeso per anni a spada tratta dalla Germania, riguardo la flessibilità dei parametri da rispettare, a beneficio di tutti gli stati dell’Unione,  IN CONDIZIONE DI ECCEZIONALE CRITICITA’. Così ogni paese europeo in difficoltà, da quel momento in poi, ha potuto contare sull’appoggio della Banca Centrale, pronta ad intervenire incondizionatamente, attraverso l’acquisto dei titoli, a sostegno del debito di tutti i paesi dell’Eurozona e della Moneta Unica.

L’Unione Europea con le parole di Draghi e l’impegno dalla BCE, esce dall’ “emapasse” della crisi dei debiti sovrani del 2011, vincendo e convincendo i mercati attraverso la seguente formula:

“siamo pronti a fare tutto il possibile, perché l’Unione Europea è irreversibile, e l’unica via di uscita dalla crisi è avere più Europa”.

Ed ora che abbiamo messo in chiaro il concetto di CREDIBILITA’ e SCUDO ANTIFRAMMENTAZIONE, possiamo prendere in esame l’attuale contesto, che ha in comune con il passato gli eccessivi oneri del debito pubblico a causa del deprezzamento dei titoli obbligazionari.

SOSTENIBILITA’ DEI DEBITI SOVRANI

L’era post pandemica è caratterizzata da una crescita fino ad ora piuttosto vigorosa negli Stati Uniti come in Europa, mentre il 2011 era caratterizzato da condizioni economiche più difficili. Il problema è che l’attuale situazione è in continuo deterioramento a causa dell’inflazione.

La BCE nei prossimi mesi dovrà destreggiarsi su due fronti:

  1. Combattere l’inflazione, con una politica monetaria restrittiva (aumento dei tassi)
  2. Garantire la stabilità e l’equilibrio, contenendo gli oneri dei debiti sovrani. Scudo antiframmentazione, volto a garantire l’acquisto dei bond dei paesi in difficoltà o sotto attacco speculativo.

Insomma i temi saranno: SPREAD E INFLAZIONE. Mentre nel 2011 il problema del debito era limitato soltanto ai paesi periferici, oggi la situazione è più generalizzata, non solo a livello europeo, ma anche mondiale. Basti pensare che il decennale americano ha toccato in questi giorni il 3,5%.

“Mal comune mezzo gaudio” visto che ultimamente tutti i bond sovrani hanno subito cali significativi del prezzo (e quindi aumento dei rendimenti), per effetto delle politiche monetarie restrittive.

Per il nostro Paese, le cose iniziano a complicarsi con un BTP a 10 anni intorno al 4%, certo niente rispetto al record del 7% del 2011, ma pur sempre preoccupante se rapportato al parametro di una crescita vista fortemente al ribasso, e alla consistenza del debito pubblico, uno dei più alti a livello mondiale (siamo al terzo posto).

Se l’economia italiana dovesse iniziare a rallentare, e come prevedono gli analisti, è molto probabile che la recessione si concretizzi già a partire dal prossimo anno, la situazione del debito potrebbe richiedere un supporto straordinario.

Sarà in grado la La Garde di mettere in campo un adeguato “whatever it takes”?

Ci auguriamo che come sapientemente affrontò la situazione 10 anni fa Mario Draghi, così l’attuale Board della Banca Centrale sia in grado di affrontare questa sfida, tanto più che i paesi in difficoltà non sono circoscritti ai PIIGS, ma considerando che il fenomeno è più generalizzato, coinvolgendo anche i paesi “forti” più “austeri” e sostenitori del rigore, come la Germania.

Altra questione fondamentale, deriva dalla capacità dell’Italia di mantenere un adeguato livello di crescita, che sia in grado di sostenere l’ aumento degli oneri sull’ elevato debito pubblico. La ripresa post pandemica è stata soddisfacente fino ad ora nel nostro Paese, ma le prospettive inducono a pensare che ci aspettano mesi difficili da qui fino al 2024 almeno.

La strada è sempre tracciata dalla FED e per questo la tabella di marcia deriva necessariamente dall’economia statunitense. L’ America dovrà prima di tutto  sconfiggere l’ inflazione e successivamente potrà contare di nuovo su armi efficaci,  strumentali alla ripartenza del ciclo economico e dei mercati finanziari.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *