Oramai da un anno a questa parte non si fa altro che parlare di aumento dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali per combattere l’inflazione.
La FED con l’ultimo rialzo ha superato il livello del 5% dopo oltre un anno di sistematici aumenti che anticipano di gran lunga l’Europa, ma ora sembra essere arrivata quasi al capolinea, tanto che i mercati stanno già iniziando a scontare futuri tagli seppur minimi entro fine anno.

La Banca Centrale Europea, che in un primo momento è rimasta a guardare, nella convinzione che l’inflazione non superasse il 3%, dopo la dura presa di consapevolezza ha chiaramente mostrato la sua volontà di recuperare il gap accumulato nei confronti degli Stati Uniti. Christine Lagarde ha esplicitamente dichiarato che la Banca Europea è fermamente intenzionata a mettere a segno ulteriori rialzi, convinta che una politica monetaria restrittiva possa essere l’unica cura efficace contro l’inflazione, utile anche dal punto di vista valutario.

In una intervista di qualche mese fa al quotidiano “La Repubblica” il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, rivolto verso il Board della BCE dichiarava:
“La BCE obbligata a seguire la FED ci porterà dritti verso la recessione”
Sempre secondo lo stesso economista, dichiaratamente scettico nei confronti dell’Unione Europea, l’errore che ha portato all’attuale contesto iperinflazionistico in Europa e America sta a monte:
“Aver mantenuto i tassi a zero, inondando il mercato di liquidità per oltre un decennio”
Tale atteggiamento ha favorito avventure finanziarie spericolate e rischiose, foraggiando esclusivamente la speculazione finanziaria.

Europa e Stati Uniti hanno sbagliato ad interpretare le caratteristiche dell’inflazione, le cui cause sono state indotte da molteplici fattori:
- Aumento del costo delle materie prime (per lo più causate dal conflitto in Ucraina).
- Colli di bottiglia causati dalla “supply chain” (chiusure alternate dovute al covid e alla crisi Cina-Taiwan)
- Aumenti del costo dell’energia (amplificato anche dalla speculazione e a contenimenti della produzione dei Paesi Opec)
- Eccesso di domanda dovuta alle riaperture post-covid
Insomma anche se “il quantitative easing”, ovvero la politica espansiva è durata per troppo tempo, i fattori che hanno portato l’inflazione oltre il 10% sono stati molteplici e si sono sommati tra di loro.
Secondo lo stesso Stiglitz:
“I rialzi dei tassi sono la strada più sbagliata per combattere l’inflazione”.
In accordo con il pensiero dell’Economista americano, è l’ex ministro delle infrastrutture e dei trasporti Corrado Passera secondo il quale è un errore pensare che l’inflazione vada gestita soltanto con la politica monetaria.

Secondo Passera è fallimentare affidarsi all’unico strumento dei tassi d’interesse, nel momento in cui l’inflazione è dovuta solo parzialmente alla domanda come nel caso europeo. Il meccanismo macroeconomico in un contesto di eccesso di domanda, vedrebbe nell’aumento dei tassi l’adeguata via di uscita che attraverso la stretta sul credito, riporterebbe la situazione in uno stato di equilibrio.
“Se salgono i tassi, diminuisce il credito, diminuiscono i consumi e di conseguenza scende l’inflazione”.
E’ evidente come in Europa due sono gli elementi che hanno acceso l’aumento incontrollato dei prezzi:
Domanda & Offerta
confermando il postulato della inadeguatezza dell’esclusiva politica restrittiva messa in campo dalla BCE.
Passera suggerisce infatti che molteplici dovrebbero essere gli strumenti messi in campo, così come diverse sono le cause che hanno indotto l’attuale inflazione. Gli antidoti all’inflazione vengono così individuati in un sistema di politiche:
- Politica monetaria
- Politica industriale
- Politica fiscale
- Welfare
Escludendo la prima, il resto di queste misure sarebbero di competenza dei governi e risulterebbero di difficile controllo a livello comunitario. Questo non escluderebbe comunque la loro applicabilità ed efficacia, partendo comunque dall’illusoria convinzione monetarista che alzare i tassi risolverà tutti i problemi.
C’è un motivo ideologico dietro alle scelte della BCE, che asseconda gli interessi dei Paesi del Nord, che hanno ampi margini di bilancio per poter intervenire. Anche in caso di recessione tecnica dovuta ai continui rialzi dei tassi, questi stati sarebbero in grado di tenere la situazione sotto controllo.
Dunque secondo i “Monetaristi” il male assoluto è l’inflazione, e si controlla esclusivamente tramite la riduzione della base monetaria.
Per combattere l’inflazione è necessario prima individuarne le cause e poi mettere in campo gli strumenti più adeguati. Come suggerito da Passera è opportuno che anche gli stati accompagnino le azioni della banca centrale, attraverso le altre politiche di loro competenza. Questo ragionamento è stato completamente messo da parte dall’UE e ben presto porterà uno stress eccessivo per l’intero sistema bancario.
Così da una situazione di inflazione sarà facile passare ad un contesto di stretta creditizia, stagnazione e recessione, dal quale evidentemente sarà poi opportuno uscirne il prima possibile (probabilmente con nuovi stimoli monetari – e il ciclo ricomincerà…. ).
